Aveva con sé un coltellino, quello stesso coltellino con cui ha inferto cinque colpi alla collega di università che aveva seguito dopo la fine delle lezioni e che da mesi rifiutava le sue insistenti attenzioni. Eppure, dal carcere Stefano Argentino, attraverso il suo avvocato, dichiara: «Non so come tutto questo sia potuto succedere, non mi so dare una spiegazione, forse non c'è neanche una spiegazione, quantomeno razionale. Più rifletto, da solo con me stesso, più arrivo a una e una sola conclusione: quel giorno ero fuori di testa. Un uomo razionale non può spingersi a tanto. Ho sempre sognato di costruire qualcosa con Sara, e invece ho compiuto il gesto peggiore che si possa rivolgere a una persona, a una donna» afferma il giovane di Noto, in carcere per il femminicidio di Sara Campanella, uccisa a Messina perché rifiutava le sue avances, secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Cultrera, a Tgcom24: «Non ho uno straccio di carta, né una penna – avrebbe detto Argentino al suo legale – devo tenere tutto a mente e riferire al mio avvocato. È da giorni che penso a quello che sta passando la famiglia di Sara, per colpa mia, da giorni che penso di chieder loro scusa per ciò che ho fatto, ma so che sono l’ultima persona al mondo che vorrebbero sentire parlare, o di cui vorrebbero leggere. E hanno ragione, come non capirli”.








