La conferma della condanna arriva dopo dieci anni. Sì, perché pure nel secondo grado del giudizio, la società consortile «Empedocle 2 Scpa», incaricata del raddoppio della statale 640 – la “strada degli scrittori” – è stata riconosciuta colpevole di danni ambientali e dovrà pagare una pena pecuniaria di poco inferiore a una quarantina di migliaia di euro e dovrà pure risarcire il Comune di San Cataldo. Lo ha stabilito la corte d'Appello presieduta da Maria Carmela Giannazzo (consiglieri Alessandra Bonaventura Giunta e Valentina Balbo). La vicenda ruota intorno agli scarti prodotti dalla mega talpa durante le operazioni di perforazione. Secondo la tesi accusatoria, la sostanza liquida utilizzata per ammorbidire la roccia avrebbe generato una fanghiglia schiumosa poi riversatasi nel torrente Niscima, nella rete fognaria di San Cataldo e, a valle, nel depuratore di contrada Cammarella. Il periodo contestato è compreso nell'arco temporale che va da gennaio a febbraio di dieci anni fa. Per i funzionari e i tecnici – direttore generale, direttore tecnico, progettista, direttore di cantiere, responsabile ambientale, un dipendente della Tecninis spa e un consulente esterno – il procedimento si era già chiuso per prescrizione. Diverso l'esito per la società. Sì, perché il processo è andato avanti e si è concluso, adesso, con la conferma della condanna. Il perché è presto spiegato. I sette imputati sono stati tirati in ballo per una violazione contravvenzionale, mentre la società è stata chiamata in causa per un illecito amministrativo. La pena pecuniaria è stata fissata in 150 quote da 260 euro ciascuna, per un totale di 39 mila euro. Ma soprattutto la società dovrà indennizzare il Comune di San Cataldo, costituitosi parte civile con l'avvocato Gianluca Firrone. L'entità del risarcimento sarà stabilita in un procedimento civile. Intanto è stata disposta dalla Corte una provvisionale di 2 mila euro. Già tra le pieghe della prima sentenza, il giudice aveva evidenziato che «i fatti illeciti ascritti alla società Empedocle 2 Scpa hanno indubbiamente cagionato alla vittima danni risarcibili, patrimoniali e non patrimoniali». La difesa ha sempre sostenuto la natura biodegradabile della schiuma e l'assenza di effetti nocivi sull'ambiente. Di contro, accusa e parte civile hanno avanzato la tesi, invece, che la sostanza non era stata idoneamente trattata e che, disperdendosi, avrebbe provocato inquinamento. Due ricostruzioni diametralmente in antitesi. Anche in questo secondo passaggio in aula, però, l'ago della bilancia ha finito per pendere a sfavore della Empedocle.







