Si chiude senza profili di responsabilità penale il procedimento a carico dell’anestesista Luigi Asaro, difeso dall'avvocato Michele Micalizzi, e di quattro infermieri coinvolti nella vicenda legata alla morte di Antonella Geraldi, la donna deceduta all’ospedale Sant’Elia nel gennaio 2023, dopo un intervento chirurgico per occlusione intestinale. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Emanuela Carrabotta, ha disposto l’archiviazione definitiva delle posizioni del dottore Asaro e del personale infermieristico, accogliendo la richiesta della Procura in quanto non emergono responsabilità penali a loro carico. Secondo l’ordinanza, i professionisti sanitari hanno operato in conformità alle competenze attribuite loro, senza violazioni tali da configurare omissioni colpose o condotte penalmente rilevanti. In particolare, il giudice ha sottolineato che nei confronti del dottor Asaro non risulta alcuna condotta penalmente censurabile, e che il posizionamento del sondino nasogastrico, oggetto di controversie e consulenze nella fase istruttoria, è avvenuto per la prima volta in sede perioperatoria ad opera proprio dell’anestesista. Questo elemento esclude addebiti in ordine alla gestione clinica di competenza dell’anestesista. La decisione riguarda anche i quattro infermieri coinvolti – Giampiero Acquisto, Rita Frangiamore, Piero Mangione e Maria Cassenti – per i quali il giudice ha ritenuto insussistenti i presupposti per una responsabilità penale, disponendo l’archiviazione dei rispettivi fascicoli. La vicenda aveva avuto inchieste e sviluppi giudiziari fin dalla fase successiva alla morte della donna, con il Gip che, in una precedente fase del procedimento, aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, chiedendo approfondimenti sui tempi di intervento e sulla mancata applicazione del sondino nasogastrico in fase iniziale. Era stata inoltre depositata una consulenza medico-legale di parte nella quale si sosteneva, secondo i consulenti nominati dagli avvocati dei familiari, che l’applicazione tempestiva del sondino, già durante il ricovero in pronto soccorso, avrebbe potuto evitare la catena di eventi che portò al decesso della paziente. Oggi, con l’ultima ordinanza, il Giudice ritiene che tali questioni non valgano a configurare profili di colpa per Asaro e gli infermieri, pertanto le posizioni di questi professionisti sono state archiviate in via definitiva. Per altri indagati nel procedimento, invece, permangono aspetti ancora oggetto di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria.








