A Caltanissetta è polemica dopo il post apparso sulla pagina facebook dell'Asp riconducibile al direttore generale Salvatore Lucio Ficarra. Nel post si legge di ieri mattina, alle 10.42, si legge: “Continuiamo a leggere di attacchi della Cgil provinciale rivolti all ASP senza né capo né coda. Un sindacato serio infatti anziché sparare nel mucchio dicendo cose non dimostrate nè dimostrabili non cerca pretesti per farsi convocare dalla Direzione Strategica ma argomenti seri su cui discutere. Se avessero studiato bene entrambi si sarebbero accorti che questi atteggiamenti pretestuosi non fanno breccia nei confronti del sottoscritto, anzi sono il metodo peggiore per non farsi riconoscere come interlocutore valido e credibile. Infatti proprio la Cgil nelle varie Aziende che lo scrivente ha diretto ha intentato numerose azioni contro. Con l’unico risultato di vedere rigettate le istanze di comportamento antisindacale e vedere il rappresentante della Cgil condannato in sede penale proprio in questa provincia anche al risarcimento dei danni e alle spese legali. Ora, al posto loro rifletterei sopratutto alla luce del fatto che la Cgil non fa più parte della delegazione trattante, che l’unico rappresentante che avevano nella RSU si è dimesso dal sindacato e che diversi iscritti storici si sono cancellati riducendo gli iscritti presso l’ASP di Caltanissetta ad un prefisso telefonico. Ma se invece di riflettere vogliono continuare su questa strada ossia quella dell’estinzione lo facciano pure. Contenti loro contenti tutti”. Il post ha ricevuto molti commenti critici e, a stretto giro di posta, è arrivato un comunicato stampa ufficiale da parte della parlamentare del Partito Democratico Giovanna Iacono. “Quello apparso sulla pagina dell'Asp di Caltanissetta – scrive – non è un chiarimento istituzionale, ma uno sfogo personale dai toni arroganti e sprezzanti. È inaccettabile piegare il canale ufficiale di un'Azienda Sanitaria a una tale strumentalizzazione politica: chi gestisce la cosa pubblica sta evidentemente confondendo il dovere di governare con la pretesa di comandare senza limiti. Invece di rispondere nel merito alle critiche della CGIL – continua Iacono – si è scelta la strada della delegittimazione, dell'ironia offensiva e dell'esibizione dei rapporti di forza. Ma un ente pubblico non dovrebbe vantarsi di querele, condanne o del presunto declino di una sigla, né parlare di ‘estinzione' come se il dissenso fosse un fastidio da eliminare. Il pluralismo sindacale non è una concessione, ma un pilastro della democrazia nei luoghi di lavoro, a maggior ragione in una sanità pubblica che dovrebbe avere come unica priorità il diritto alla salute dei cittadini. Se le accuse rivolte dal sindacato sono, come si dice nel post, ‘senza capo né coda', lo si dimostri con dati, atti e trasparenza. Alzare i toni non rafforza l'istituzione, la espone – conclude Iacono -, e questo linguaggio non racconta la debolezza del sindacato, ma l'incapacità di chi guida l'Asp di reggere il confronto e il dissenso democratico”.








Ho sempre pensato che tanto l’arroganza quanto l’aggressione verbali, in qualsiasi forma e contesto si manifestino, siano strategie più difensive che offensive.
Come un volersi schermare davanti ad un interlocutore che si riconosce possedere strumenti cognitivi e dialettici di portata superiore con cui non si può e non si vuole competere.
Non è tanto una questione di non accettare il dissenso , ma di non saperlo gestire perché non si sanno maneggiare strategie di confronto e di produttività argomentativa e fattuale.
L’arroganza cela quasi sempre un senso di inferiorità e fragilità più o meno profondo e consapevolmente percepito, al di là del fatto che ci si debba confrontare con una sigla sindacale o con un singolo.
Chi risponde così al dissenso e ad una richiesta di confronto ha già perso in partenza in termini di immagine e di credibilità personale.
Perché non accettare un incontro se non si ha nulla da nascondere?