Milioni pubblici, zero chiarezza: atti subito alla Procura della Corte dei Conti e verifica dei conflitti di interesse
Quando si parla di debito ATO e di ATO, a Caltanissetta si parla di soldi pubblici che sono i soldi di tutti e non i soldi di nessuno. Milioni di euro che hanno inciso sulle tasche dei cittadini e che per anni sono stati trattati come un dogma, senza la trasparenza e le verifiche che i cittadini meritano.
Questa vicenda la consigliera comunale Annalisa Petitto (coordinatrice di Area Civica) l’ha contestata prima, con atti e interventi pubblici, già durante la sindacatura Roberto Gambino: nel gennaio 2023 denunciava che la città era stata chiamata a sostenere un pagamento di oltre 10 milioni di euro all’ATO Ambiente CL1 in liquidazione, presentato come funzionale alla liquidazione — liquidazione che non si vedeva e non si è vista — e segnalava che, nonostante quel macigno, continuavano ad emergere ulteriori impegni di spesa in favore dell’ATO, come attesta la determinazione dirigenziale n. 2338 del 30/12/2022 per oltre 351.000 euro. In quella sede chiedeva nero su bianco costi, voci di bilancio, indennità, sedi, utenze, spese legali e incarichi esterni, perché quando i soldi sono pubblici, l’opacità non è mai neutra.
Aggiungiamo un fatto che i cittadini oggi devono ricordare: a quella interrogazione scomoda non è mai seguita alcuna risposta da parte dell’allora assessore al bilancio. Un silenzio che pesa, perché quando si parla di milioni, il dovere istituzionale non è “comunicare”, ma rispondere con atti e numeri.
Che si tratti di una battaglia costante e coerente nel tempo lo dimostrano i fatti. Lo ha ricordato lo stesso consigliere comunale di Area Civica, Felice Dierna, in un post pubblico: l’opposizione ai bilanci ATO non nasce oggi, ma da un percorso fatto di verifiche, contestazioni e prudenza, fino alle iniziative giudiziarie. La linea è sempre stata quella di non avallare automaticamente scelte discutibili quando non c’è piena trasparenza e tenuta contabile.
Oggi arriva un fatto che nessuno può piegare alla propaganda: la pronuncia del Tribunale Ordinario di Palermo – Sezione specializzata in materia di impresa sui bilanci 2013–2018 di ATO Ambiente CL1 S.p.A. in liquidazione accerta la nullità “per parti” di quei bilanci. Questa non è una nota a margine ma un passaggio che impone trasparenza documentale, correzioni contabili e verifiche serie. Il resto sono narrazioni utili solo a tranquillizzare, non a chiarire.
E proprio perché su questo tema non si può giocare con le parole, è necessario chiarire cosa risulta emergere anche dalla nota di accompagnamento alla sentenza che, da quanto si apprende, il liquidatore ha trasmesso ai Comuni soci — nota che Area Civica intende acquisire formalmente con accesso agli atti e rendere pubblica integralmente ma di cui, ad ogni buon conto, ne conosce il contenuto attesa la nota stampa del liquidatore.
È doveroso evidenziare alcuni punti che la lettura del liquidatore, per come risulta impostata, rischia di oscurare.
Con riguardo al Comune di Caltanissetta e di altri comuni non si tratterebbe di una “rinuncia in corso di causa”, bensì di una transazione nella quale ATO Ambiente avrebbe ridotto, se non abbattuto, il presunto credito. Questo dato, se confermato dagli atti, è tutt’altro che irrilevante: se un credito “certo” si riduce in modo significativo, la domanda istituzionale è inevitabile: su quali basi contabili e giuridiche quel credito era stato quantificato prima?
La liquidatrice insiste sul fatto che i Comuni impugnanti sarebbero stati “pochi”. Ma questo argomento è improprio considerato che una deliberazione di bilancio, se dichiarata viziata nei limiti accertati dal giudice, non diventa valida o irrilevante in base al numero di soci che hanno agito. La nullità accertata e dichiarata ha efficacia su tutti i soci e non a “ geometria variabile”
Al contrario, proprio il carattere ristretto degli impugnanti pone un ulteriore tema politico-amministrativo: perché altri Comuni — pur esposti a conseguenze economiche — non abbiano esercitato le medesime tutele, con possibili ricadute in termini di responsabilità istituzionale di chi avrebbe dovuto valutare e non ha valutato?
Ed ancora, nella nota della liquidatrice si tende a descrivere la vicenda come una questione meramente “informativa”. Ma l’azione è stata incardinata sui principi di chiarezza, completezza e adeguatezza del bilancio ed è per questo — e va detto con nettezza — che quando un bilancio non è chiaro e non consente ai soci di comprendere realmente ciò che approvano, non siamo davanti a formalità, ma a un problema serio di corretta informazione e tutela dell’ente pubblico. Non è accettabile che ai sindaci-soci si chieda di votare “al buio”.
Quanto al merito, la sentenza entra su poste sensibili, tra cui profili legati alla TARSU non riscossa e alla corretta rappresentazione/valutazione dei crediti. Questo incide sulla correttezza dei numeri e, quindi, sulla credibilità delle pretese creditorie che nel tempo sono state poste a base di pagamenti, transazioni o scelte gestionali. Per questo nessuno può “rassicurare” la città con formule generiche: qui servono documenti e riconciliazioni analitiche.
Colpisce che la nota del liquidatore presenti un’impostazione che finisce per svalutare la tutela di comunità come Serradifalco e Mussomeli riducendole a una percentuale di capitale o a un dettaglio numerico. Area Civica respinge questa logica, ritenendo che ogni comunità ha diritto alla stessa tutela, perché dietro i “numeri” ci sono cittadini.
Leggiamo anche il comunicato del sindaco Walter Tesauro, al quale rendiamo noto che nessuno qui intende assolvere l’amministrazione precedente, che Area Civica ha contestato quando era il momento. Ma oggi non accettiamo lo scaricabarile. Dire “non abbiamo partecipato ad assemblee di bilancio” non è una risposta ma è solo il solito il modo per restare spettatori. La sentenza non chiede comunicati contro qualcuno ma impone atti conseguenti, documenti accessibili e una ricostruzione seria.
E c’è una contraddizione evidente: se davvero “non c’entrano nulla”, perché si parla di verifiche e azioni? Se invece si vuol tutelare davvero l’Ente, allora lo si faccia con un percorso tracciabile, non con un comunicato di posizionamento.
Proprio perché qui non si gioca con i milioni, Area Civica invita la Giunta Tesauro a muoversi con prudenza e trasparenza, evitando iniziative “a sorpresa” e scelte opache, perché esistono profili che impongono massima attenzione sul piano dell’imparzialità e del conflitto di interessi. È di dominio pubblico che, all’interno della compagine amministrativa, vi siano situazioni potenzialmente idonee a determinare conflitti di interesse in relazione al servizio rifiuti/spazzamento, per la presenza di un rapporto di parentela tra un componente della Giunta e il responsabile della ditta affidataria del servizio. Su questo punto non facciamo processi alle persone ne’ sconti a nessuno: chiediamo che ogni eventuale posizione di conflitto venga formalmente verificata, dichiarata e gestita con astensione e misure di garanzia, per tutelare l’Ente e la credibilità delle decisioni.
Altro nodo cruciale, che non può essere sottaciuto, è che sul debito ATO non possono esistere “verità a giorni alterni”. Risulta dagli atti (e Area Civica intende acquisirli integralmente) che il dirigente dei servizi finanziari, in una fase precedente, si sarebbe attestato su un’impostazione prudenziale coerente con la linea del legale dell’ente e con la due diligence che suggeriva di non procedere al pagamento; e che successivamente vi sarebbe stata una diversa valutazione, fino a pareri favorevoli. Anche qui, nessuna accusa, ma una pretesa di trasparenza. Se ci sono stati pareri diversi nel tempo, i cittadini hanno diritto a conoscere quando, con quali motivazioni, su quali documenti e con quali verifiche contabili e legali si è determinata quella inversione.
Area Civica pretende chiarezza a prescindere dal colore politico dell’amministrazione. Non esistono “amici” o “nemici” quando si tratta di risorse pubbliche, esistono piuttosto atti, numeri, responsabilità e trasparenza.
E poiché Area Civica, oltre a puntualizzare, intende soprattutto proporre e promuovere, chiediamo che il sindaco, in prima persona (e noi lo faremo comunque), promuova un Consiglio comunale monotematico nel quale renda noto il proprio indirizzo politico in modo pubblico e concretamente verificabile, garantendo trasparenza totale e immediata attraverso la pubblicazione integrale della sentenza e la pubblicazione e messa a disposizione dei consiglieri della nota del liquidatore e della documentazione tecnica richiamata nel giudizio, così che nessuno possa “raccontarla” a modo suo.
E soprattutto, la prima cosa che il sindaco avrebbe dovuto fare e, se non l’ha fatto, dovrebbe fare, anziché rimbalzare responsabilità, è trasmettere immediatamente tutta la documentazione alla Procura della Corte dei conti, autorità terza competente a valutare eventuali responsabilità di natura erariale. Un passaggio doveroso anche per evitare che il tempo cancelli le responsabilità e per interrompere il decorso dei termini prescrizionali laddove ne ricorrano i presupposti.
Proponiamo inoltre che sia messo a disposizione del Consiglio comunale un dossier completo di tutti gli atti e documenti amministrativi e contabili che consentano l’esatta e oggettiva cronistoria della vicenda, divenuta ormai un labirinto in cui ognuno dice la propria in chiave squisitamente politica, anziché oggettiva come la questione impone. Questa, riteniamo, sia la differenza tra politica e propaganda: mettere i documenti sul tavolo, ricostruire i numeri e proteggere l’Ente. Tutto il resto è rumore.
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La segreteria politica AREA CIVICA
• Annalisa Petitto, coordinatore Area Civica; consigliere comunale e provinciale di Caltanissetta
• Felice Dierna, consigliere comunale di Caltanissetta
• Marco Fasciana, coordinatore movimento “Integra”
• Carmelo Milazzo, coordinatore Movimento “Oltre”
• Leyla Montagnino, coordinatore movimento “Insieme”
• Calogero Palermo, consigliere comunale di Caltanissetta







