(Adnkronos) – Un momento storico per il patrimonio artistico pratese: la Madonna della Cintola, capolavoro scultoreo di Giovanni Pisano custodito nella Cattedrale di Prato, ha lasciato temporaneamente la sua sede per essere sottoposta a un importante intervento di restauro e studio presso i laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure (Opd) di Firenze, il prestigioso istituto del Ministero della Cultura per il restauro e la conservazione di opere d’arte. L’opera, realizzata nel Trecento, è tra i capolavori della città ed è collegata al culto del Sacro Cingolo di Maria, la preziosa reliquia simbolo religioso e civile di Prato. La scultura, che raffigura Maria con il Bambino in braccio, si trova sull’altare della Cappella della Sacra Cintola ed è conosciuta e venerata dai pratesi da oltre sette secoli. Il trasferimento nei Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, lunedì 2 febbraio. Qui l’opera di Giovanni Pisano sarà oggetto di studio e di un intervento conservativo affidato all’équipe del Settore di restauro materiali lapidei dell’Opd, diretto da Tommaso Castaldi. Si tratta di un’importante operazione che, come avviene per tutti i restauri condotti dall’Istituto fiorentino, affiancherà le attività di restauro con indagini diagnostiche a cura del Laboratorio scientifico dell’Opd, con l’obiettivo anche di condurre uno studio delle tecniche di doratura e policromia della scultura del XIV secolo, in particolare nella bottega di Giovanni Pisano. «Su proposta dell’Opificio e con la disponibilità del Capitolo della Cattedrale, la Diocesi di Prato ha deciso di restaurare la Madonna della Cintola, una immagine verso la quale è fortissima la devozione dei pratesi – afferma monsignor Daniele Scaccini, vicario generale della Diocesi di Prato e direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali –. In virtù di questo legame tra l’opera e la città, e per non lasciare l’altare privo del suo coronamento, è stata inserita fino alla fine del restauro una copia novecentesca della scultura». Per Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato, «affidare la Madonna della Cintola alle mani esperte dell'Opificio è una scelta di responsabilità verso il futuro di una delle più importanti opere del patrimonio artistico, storico e religioso della nostra città». «Per l’Istituto che ha già lavorato su opere dello scultore, cito da ultimo il monumento a Margherita di Brabante, conservato a Genova, sarà ulteriore occasione per approfondire la conoscenza di un artista geniale, capace di invenzioni toccanti, garantendo nel contempo a questa specifica opera le più adeguate condizioni di conservazione» commenta Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure. Lo studio della scultura, che lascia il territorio pratese per la prima volta dopo sette secoli, sarà dunque l’occasione per realizzare in città un progetto di conoscenza e valorizzazione dell’opera e della produzione artistica di Giovanni Pisano, uno dei grandi innovatori della scultura gotica. La Madonna della Cintola di Giovanni Pisano è indubbiamente tra le opere somme conservate nella Cattedrale di Santo Stefano a Prato. Non ci sono notizie certe sulla datazione dell’opera, ascrivibile alla tarda attività di Giovanni Pisano (1248 ca. – 1318), entro il 1315, probabilmente dopo gli anni dieci del Trecento, mentre sono documentati gli spostamenti all’interno del duomo pratese che ne attestano la sua appartenenza all’altare della Sacra Cintola sin dall’origine. La scultura era conservata sul primo altare della Cintola, nel transetto del Duomo e fu in seguito trasferita nel secondo altare, la cui costruzione è documentata nel 1346 nella navata destra della chiesa in prossimità dell’ingresso principale. Dal 1395 è invece attestata nell’attuale Cappella della Cintola, sul cui altare, contenente la reliquia, la scultura marmorea è tuttora venerata come Madonna della Cintola. L’importanza devozionale della Madonna della Cintola ha avuto il sopravvento sugli studi, spesso impossibilitati dalla scarsa leggibilità dell’opera vestita con mantelline di stoffa che hanno aumentato la difficoltà di visione ravvicinata della scultura. La figura della Vergine è impostata su una pronunciata linea serpentinata che conferisce un forte slancio verticale e un dinamismo fluido. Tra le figure Madre e Figlio si instaura un dialogo intimo e psicologico, poiché la Vergine sostiene il Bambino sul braccio sinistro ed i due si guardano intensamente, mentre il Bambino compie un gesto di estrema tenerezza, afferrando la corona della Madre. La scultura è conosciuta come Madonna della Cintola pur non avendo le caratteristiche di questo soggetto iconografico, poiché non raffigura la Vergine durante la sua Assunzione in cielo mentre dona la propria cintura all'apostolo Tommaso. La denominazione è dovuta al fatto che da sempre si trova sopra l’altare della reliquia pratese e per questo ne assume il titolo nella denominazione.
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Restauro per la Madonna della Cintola di Giovanni Pisano

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