(Adnkronos) – "E' stata una grande emozione, parole che hanno colto di sorpresa me come i miei parrocchiani. 'Hai visto don Massimo? Il Papa ci ha pensato', mi hanno subito detto. Le abbiamo accolte come un caldo abbraccio". Don Massimo Ingegnoso, parroco della Chiesa Santa Maria d'Itria, Chiesa Madre di Niscemi, è ancora commosso. Quelle parole pronunciate dal Pontefice al termine dell'Angelus in piazza San Pietro sono arrivate inaspettate come una carezza al cuore. "Il Papa ci ha incoraggiati a rimanere uniti – dice don Massimo all'Adnkronos -. Il riscoprirsi comunità è l'unico aspetto positivo di questo dramma, questa tragedia ha generato riavvicinamenti e accoglienza, è come se fossimo diventati una grande famiglia". Nella comunità duramente colpita da una frana devastante che, ormai due settimane fa, ha inghiottito case e strade, la solidarietà non si è mai fermata. "Nel momento in cui la gente ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni – racconta il prete alla guida della parrocchia di Santa Maria d'Itria ormai da 7 anni – nessuno è stato lasciato solo. Molti sono andati nelle seconde case in campagna, ma tantissimi sono stati accolti da parenti e amici. Oggi ci sono appartamenti in cui convivono più nuclei familiari, anche 8-10 persone. Si è fatto spazio, si sono aperte le porte". Un piccolo gruppo, soprattutto i più fragili, è stato accolto nella casa di riposo. Pochissimi sono quelli ospitati al Palazzetto dello sport, allestito in tutta fretta nelle ore immediatamente successive all'emergenza per accogliere gli sfollati. "Si è attivata una grande gara di solidarietà – ammette don Massimo -. Da ogni parte della Sicilia, ma anche dell'Italia, continuano ad arrivare beni di prima necessità per gli sfollati. Arriva di tutto, dagli alimenti ai prodotti per l'igiene, dai vestiti alle coperte. Molti si sono ritrovati senza nulla da un momento all'altro, non sono più potuti rientrare a casa". Una settimana fa a Niscemi sono riprese le lezioni a scuola. Prove di 'normalità'. "Quanto prima mi devo organizzare con il catechismo", ragiona don Massimo, perché l'emergenza "non va dimenticata, ma occorre continuare a vivere la quotidianità". Per farlo serve innanzitutto avere un tetto. "La prima cosa di cui questa gente ha bisogno è una casa – dice -. Con gli altri parroci ci siamo messi a disposizione per cercare case in affitto in modo da dare la possibilità alle famiglie ospiti di amici e parenti di avere un'abitazione in cui ricominciare. E' questa la prima emergenza". C'è il timore che spente le telecamere Niscemi possa essere dimenticata? "Alcuni lo temono, ma stavolta c'è tanta fiducia – dice don Massimo -. Le Istituzioni si stanno muovendo per trovare soluzioni e poi c'è la grande solidarietà, a livello materiale ma anche in termini di vicinanza, che li sorregge". Sul bordo del precipizio resta un'immagine simbolo del dramma di Niscemi: la Croce sul baratro. Fu messa lì quattro anni fa per ricordare l'antica chiesa Sante Croci, distrutta dalla frana del 1997. "Quella Croce che resiste è un segno di speranza", conclude il parroco. (di Rossana Lo Castro)
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Frana Niscemi, parroco: “Le parole del Papa un abbraccio, qui gara di solidarietà mai fermata”
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