«Ha manifestato una spiccata capacità a delinquere». È uno dei passaggi centrali con cui il giudice per le indagini preliminari motiva la misura degli arresti domiciliari nei confronti del deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso, unico pubblico ufficiale coinvolto nell’inchiesta sui contributi regionali per spettacoli che vede indagati anche il suo braccio destro Lorenzo Tricoli e i nipoti di quest'ultimo, Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli, tutti dell'associazione Genteemergente. Secondo il Gip Santi Bologna, l’esponente dell’Assemblea Regionale Siciliana avrebbe tradito i doveri costituzionali di «dignità e onore» connessi alla carica, agendo per «motivi prettamente economici», definiti nel provvedimento «sintomatici di una profonda avidità personale».
Il “programma criminoso” con Tricoli
Il gip parla di un vero e proprio «programma criminoso» sviluppato tra Mancuso e Lorenzo Tricoli, finalizzato – secondo l’impostazione accusatoria – a strumentalizzare la funzione pubblica per ottenere vantaggi economici. Nelle motivazioni si evidenzia come il parlamentare regionale avrebbe utilizzato la propria influenza politica per orientare le procedure dell’Ars relative al riconoscimento dei contributi, nonché quelle successive dell’amministrazione regionale per l’erogazione delle somme. Per il GIP, consentire a Mancuso di continuare a esercitare il mandato significherebbe lasciargli la possibilità concreta di reiterare le condotte contestate, proprio in virtù del ruolo ricoperto.
Perché i domiciliari
Il giudice richiama il limite previsto dall’articolo 289, comma 3, del codice di procedura penale, che impedisce l’applicazione della misura interdittiva alle cariche elettive. Proprio per questo – si legge – si rende necessaria una misura «più afflittiva». Gli arresti domiciliari vengono ritenuti lo strumento idoneo a interrompere ogni possibile contatto tra l’indagato, i presunti correi e i soggetti coinvolti nelle procedure legislative e amministrative regionali.
La posizione di Tricoli
Analoga valutazione cautelare viene espressa per Tricoli. Il GIP sottolinea la «spregiudicatezza» mostrata nel fornire una versione dei fatti definita mendace e smentita dalle videoriprese acquisite agli atti. A pesare nella decisione anche i precedenti penali dell’indagato, tra cui condanne per bancarotta fraudolenta, minaccia e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.






