Non avrebbe accettato la fine della relazione sentimentale e per mesi avrebbe perseguitato l’ex compagna con pedinamenti, minacce e continue pressioni. Per questo un giovane di 26 anni, difeso dall'avvocato Massimiliano Bellini, è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, misura disposta dal Gip del tribunale di Caltanissetta, Grazia Luparello, su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento rappresenta un aggravamento della precedente misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa, ritenuta non più sufficiente alla luce delle condotte contestate all’indagato.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane non avrebbe accettato la fine del rapporto con la donna e avrebbe iniziato a mettere in atto una serie di comportamenti persecutori. In più occasioni si sarebbe recato nei pressi dell’abitazione della ex compagna e nei luoghi da lei frequentati, arrivando persino ad insultare la vittima nel tentativo di costringerla a riallacciare la relazione. Le pressioni, secondo l’accusa, sarebbero state costanti. L’indagato avrebbe continuato a presentarsi nei luoghi abitualmente frequentati dalla donna, pronunziando frasi intimidatorie e minacciando di presentarsi sul posto di lavoro della vittima se lei non avesse accettato di incontrarlo.
La donna sarebbe stata inoltre bersagliata da telefonate e contatti anche tramite utenze diverse, utilizzate dall’indagato per aggirare i blocchi e continuare a contattarla. Gli episodi contestati si sarebbero protratti per diversi mesi. Tra quelli ricostruiti dagli investigatori vi sarebbe anche un episodio avvenuto nel settembre scorso, quando il giovane si sarebbe presentato nei pressi dell’abitazione della donna tentando di avvicinarla e baciarla. Il giorno successivo, vedendola transitare in auto insieme alla madre, avrebbe invertito la marcia per inseguirla, riuscendo a raggiungerla poco dopo. Un altro episodio risalirebbe invece ai giorni tra il 9 e il 10 dicembre 2025: l’uomo, notata la vittima mentre si trovava a bordo della propria vettura, si sarebbe fermato sotto casa della donna chiedendole con insistenza di sbloccarlo dal telefono e dai social, arrivando anche a urlarle contro e insultarla.
Nonostante le numerose querele presentate dalla persona offesa, e pur essendo già a conoscenza delle indagini, l’indagato avrebbe continuato a presentarsi sotto casa dell’ex compagna. In una circostanza, secondo quanto riportato negli atti, si sarebbe fermato davanti all’abitazione chiamandola ad alta voce e suonando ripetutamente il campanello, arrivando persino a bussare alla finestra, comportamento che avrebbe costretto la donna a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
Secondo la ricostruzione accusatoria, tali comportamenti avrebbero provocato nella vittima un perdurante e grave stato di ansia e paura, facendole temere per la propria incolumità. Alla luce della reiterazione delle condotte e della loro insistenza nonostante i provvedimenti già adottati, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto necessario aggravare la misura cautelare disponendo gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, vietando inoltre all’indagato qualsiasi forma di contatto con la persona offesa, anche tramite telefono o strumenti telematici.








