Questa volta parlo non solo come direttrice di un giornale, ma anche come cittadina. Una cittadina che, come tante altre persone, vorrebbe semplicemente poter fare attività fisica all’aria aperta e godere degli stessi diritti di chi vive in molte città del nord Italia, dove spazi verdi e aree dedicate allo sport sono una realtà accessibile e curata. Sono abituata a fare attività fisica con regolarità: tre volte alla settimana esco a correre. Per me, come per tanti altri, non è solo sport ma anche benessere, salute, equilibrio. Eppure a Caltanissetta praticare attività all’aria aperta sta diventando sempre più difficile, quasi una vera e propria impresa. Il primo ostacolo è il Parco Dubini, uno dei pochi polmoni verdi della città. Il parco, di proprietà dell’Asp, è chiuso da settimane. L’azienda sanitaria non svolge più attività sanitarie al suo interno e ha spiegato di non avere fondi specifici per la manutenzione dell’area. Per questo ha chiesto l’intervento del Comune. Da Palazzo del Carmine, però, la risposta è stata chiara: non sarebbe di competenza dell’ente. Nel frattempo è nato anche un comitato cittadino per la difesa e la riapertura del Parco Dubini, ma sul fronte istituzionale tutto sembra essersi fermato. E così uno spazio prezioso per la città resta chiuso. Chi, come me, ha deciso di continuare a fare sport all’aria aperta ha dovuto trovare delle alternative. Nel mio caso la scelta è caduta sulla pista ciclabile di Pian del Lago: un luogo che, almeno sulla carta, rappresenta un’ottima soluzione per chi ama correre, andare in bici o semplicemente camminare immerso nella natura. Il contesto è bellissimo: una pista dedicata allo sport, il verde intorno, il silenzio della campagna. Ma la realtà che ci si trova davanti è ben diversa dall’idea di uno spazio curato e fruibile. Sulla pista, infatti, pascolano delle pecore – o comunque animali da allevamento – e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il tracciato è costellato di sterco, tanto che chi corre o pedala è costretto a fare continuamente lo slalom per evitarlo. Una situazione paradossale per un’area che dovrebbe essere dedicata proprio alla pratica sportiva. A quanto pare non esistono divieti apposti, non c’è un controllo sull’utilizzo improprio della pista e non sembra esserci neppure una pulizia dedicata. Il risultato è che uno spazio che potrebbe essere valorizzato e utilizzato da tanti cittadini finisce per diventare poco fruibile. La fotografia che accompagna questo articolo racconta più di tante parole: una pista ciclabile pensata per lo sport trasformata in un percorso a ostacoli. La sensazione, sempre più diffusa tra i nisseni che amano fare attività all’aria aperta, è che praticare sport in città sia diventato complicato. Tra parchi chiusi e piste poco curate, ciò che dovrebbe essere semplice – correre, camminare, respirare all’aria aperta – si trasforma ogni volta in una sfida. Eppure basterebbe poco: chiarezza sulle competenze, manutenzione ordinaria, controlli e rispetto degli spazi pubblici. Perché fare sport all’aria aperta non è un lusso. È un diritto. E anche a Caltanissetta dovrebbe essere garantito.
Rita Cinardi
Parco Dubini chiuso e pista ciclabile invasa dallo sterco: a Caltanissetta fare attività all’aria aperta è diventato un’impresa

3 commenti
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e bene ti è andata, perché assieme alle pecore ci sono i cani pastori che spesso si avventano con brutte intenzioni sui malcapitati e non resta che desistere e tornarsene a casa…..
Città completamente allo sbando, grado di civilizzazione al di sotto dello zero.
Caltanissetta è una città allo sbando e lasciata a se stessa. In primis la colpa è di gran parte dei cittadini (incivili, altezzosi da 4 soldi, maleducati).