Aveva appena 16 anni Maria Antonietta Cutillo. Il 2 maggio 2023, mentre era in videochiamata con la migliore amica e faceva il bagno nella vasca della casa di Montefalcione, in provincia di Avellino, il telefono collegato al caricabatterie attaccato alla rete elettrica è scivolato in acqua. La giovane è morta folgorata: lo ha confermato l’autopsia. Secondo la Procura di Avellino, se quel caricabatterie fosse stato conforme alle norme di sicurezza, la ragazza si sarebbe salvata. La pm Cecilia De Angelis ha chiesto il rinvio a giudizio per sei indagati: tre importatori cinesi, due imprenditori e un negoziante italiani, che compariranno davanti al gup il 18 giugno 2026. Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano e coordinate dalla Procura, con il supporto del Reparto Tecnologie Informatiche del Racis, hanno evidenziato — allo stato degli atti — difetti di fabbricazione in un componente interno del caricabatterie utilizzato dall’adolescente. In particolare, il condensatore ceramico a disco del dispositivo, sottoposto ad accertamenti tecnici irripetibili, avrebbe mostrato anomalie riconducibili alla scarsa qualità dei materiali impiegati. A giudizio del Racis, se il condensatore fosse stato realizzato con componenti elettrici conformi ai criteri previsti dal decreto legislativo 86/2016, non si sarebbe verificata la scarica elettrica che ha provocato il decesso della minorenne. I dispositivi sequestrati, inoltre, sono risultati privi del foglio con le istruzioni d’uso, delle avvertenze di sicurezza e della dichiarazione di conformità «Ce», oltre che della marcatura di «classe Y» richiesta dalle norme tecniche per apparecchi di questa tipologia. I cinque imprenditori sono indagati per omicidio colposo, nonché per frode in commercio e vendita di prodotti industriali con marchi mendaci.









