La Procura europea indaga su una presunta frode ai danni dell’Unione che coinvolgerebbe 23 tra docenti dell’Università di Palermo, ricercatori e imprenditori. Al centro del fascicolo, coordinato dai pm Gery Ferara e Amelia Luise, figurano il professor Vincenzo Arizza, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’ateneo palermitano e responsabile scientifico dei progetti di ricerca Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, indicato come amministratore e titolare di fatto dell’associazione Progetto Giovani e dell’associazione Più Servizi Sicilia. Per 17 degli indagati i magistrati avevano richiesto misure cautelari. Tuttavia, a distanza di un anno e tre mesi e dopo gli interrogatori preventivi, il gip ha rigettato l’istanza, ritenendo che, pur sussistendo “gravi indizi”, non emergessero esigenze cautelari alla luce del tempo trascorso dai fatti. La Procura europea ha presentato appello al Tribunale del Riesame. L’inchiesta ipotizza, a vario titolo, i reati di truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale. Secondo gli inquirenti, nell’ambito del programma scientifico Bythos, finanziato con fondi comunitari, sarebbero stati rendicontati costi relativi ad attività di ricerca dei docenti e all’acquisto di attrezzature in realtà mai sostenuti. L’indagine è scaturita dalle dichiarazioni di due ricercatori, che avrebbero indicato nomi e cognomi di professori i quali, sebbene retribuiti per lavorare al progetto Bythos, non avrebbero fornito alcun contributo effettivo alla ricerca. L’obiettivo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato di far risultare spese inesistenti per gonfiare la rendicontazione e, di conseguenza, incrementare il contributo erogato dall’Ue. Oltre ad “caricare” i costi riferiti ad attività dei docenti mai effettuate, sarebbero stati simulati acquisti inesistenti con la complicità di alcuni titolari d’impresa, così da creare fondi neri cui attingere successivamente.








