In quattro aeroporti italiani viene segnalata una «disponibilità ridotta» o «limitata» di carburante per gli aerei almeno fino alla tarda serata del 9 aprile, in quello che appare come il primo segnale di una gestione «controllata» dei volumi da parte di uno dei principali fornitori, alla luce della crisi in Medio Oriente. E' questo lo scenario che ricostruisce il Corriere della Sera leggendo diversi «Notam», i bollettini aeronautici emessi nelle ultime ore e relativi agli aeroporti di Milano Linate, Venezia «Marco Polo», Treviso e Bologna
La segnalazione di Air BP Italia (del colosso BP) — notificata a tutti gli operatori interessati: compagnie aeree, gestori degli scali (non responsabili del rifornimento), controllori di volo — non menziona esplicitamente quanto sta accadendo nel Golfo Persico, con la guerra tra Israele e Stati Uniti da una parte e l’Iran dall’altra, che ha portato, dalla fine di febbraio, a un blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz, utilizzato dalle navi cisterna per trasportare nel mondo il petrolio estratto nell’area. Contattata già venerdì sera, la società non ha risposto alle richieste di chiarimento del Corriere. Anche per capire se c’è un problema circoscritto alla società o è più generale.
Ma le comunicazioni sono abbastanza esplicite per quanto riguarda le misure, circostanza che spinge gli addetti ai lavori consultati a non escludere i primi segnali di tensione nella catena di approvvigionamento. Dalle 5:30 del mattino del 4 aprile alle 23:30 del 9 aprile, allo scalo cittadino di Milano c’è una «disponibilità ridotta di carburante Jet A1 fornito da Air BP Italia», si legge nel Notam. Per questo «i servizi di rifornimento per gli operatori contrattualmente collegati ad Air BP Italia potrebbero essere soggetti a restrizioni».
Non c’è un rischio di mancanza effettiva di jet fuel a Linate, secondo quanto apprende il Corriere da fonti a conoscenza della situazione: i vettori clienti di Air BP Italia possono appoggiarsi a un’altra società. Per cui i voli di Pasqua e dei giorni successivi sono al riparo. Ma è evidente che con l’ultima nave cisterna carica di cherosene, partita dal Golfo Persico e in arrivo in Europa il 9 aprile, la situazione — a livello europeo — rischia di diventare delicata.








