È stato un attimo e Arianna Zaia è morta a soli 29 anni per un'emorragia cerebrale. A nulla sono servite le cure dei medici, dopo il ricovero in ospedale di Mestre, comune di Venezia. La giovane rimasta incosciente «a un certo punto aveva aperto gli occhi», hanno confidato gli amici. Un momento di speranza, ma purtroppo la ragazza non ce l'ha fatta.
Come ricostruito dal Gazzettino, Arianna ha lasciato la mamma Pamela, il papà Paolo, il compagno Diego e i fratelli Chiara e Nicola. Per l'epigrafe la famiglia ha scelto la frase: «Se ami qualcuno, lascialo libero».
La ragazza ha studiato scienze umane al liceo Berto di Mogliano Veneto (Treviso), laurenadosi poi in scienze e tecnologie alimentari all'Università di Padova, con un tirocinio alla Well Alimentare Italiana di Casale sul Sile.
Sempre molto attiva, ha fatto l'educatrice nei centri estivi di Preganziol, paesino veneto dove viveva, ed ha lavorato in Albania con i ragazzi disabili, e nei territori confiscati alla mafia in Sicilia. Dopo il diploma ha fatto l'addetta nel cinema Uci di Marghera. Nel 2020 è entrata nella società cooperativa Vega, nel settore agroalimentare.
Ultimamente, Arianna stava facendo volontariato con il gruppo Lilt-Giocare in corsia, nel settore peadiatrico dell'ospedale di Treviso. Erano forse proprio i bambini la sua grande passione. «Amava leggere le fiabe ai più piccoli», ricorda uno dei membri del gruppo, Roberto Michielon. «Ogni momento che hai condiviso con noi, sarà un ricordo di te che non potrà mai morire e viaggerà insieme a noi – scrive – è senza senso questa lontananza ora.








