Si chiude definitivamente una lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto un tecnico di diagnosi di Caltanissetta, prima licenziato ingiustamente e poi finito sotto processo con una grave accusa penale. A mettere fine a quello che è stato definito un vero e proprio calvario è stato il giudice, che, accogliendo le richieste degli avvocati, ha riconosciuto la totale innocenza dell’uomo. La storia ha origine dal licenziamento deciso da una nota concessionaria nissena. Una decisione che il giudice del lavoro del Tribunale di Caltanissetta ha poi giudicato infondata, condannando l’azienda al risarcimento del lavoratore. Durante il processo civile, alcuni dipendenti avevano sostenuto che tutto il personale fosse stato informato di una comunicazione aziendale interna, circostanza che avrebbe giustificato il licenziamento. Il tecnico, però, ha sempre affermato di non aver mai ricevuto quell’avviso e, ritenendo non veritiere alcune dichiarazioni rese in aula, aveva presentato una denuncia per falsa testimonianza.
Il procedimento penale nato da quella denuncia si è concluso con l’assoluzione dell’imputato in appello. Ma la vicenda giudiziaria non era ancora finita: l’uomo assolto ha infatti denunciato a sua volta il tecnico, accusandolo di calunnia. A difendere il lavoratore è stato lo studio legale Toscano Bellomo, la cui attività si è rivelata determinante. I legali hanno ricostruito nel dettaglio l’intera sequenza dei fatti, dimostrando come il loro assistito non avesse mai avuto la volontà di accusare consapevolmente una persona innocente. Secondo la difesa, il tecnico aveva agito sulla base di una ragionevole convinzione, maturata nel corso della causa civile, senza alcun intento doloso. Un punto centrale accolto dal giudice. «L’assoluzione per falsa testimonianza – hanno chiarito i difensori – non comporta automaticamente il reato di calunnia. Perché questo si configuri, è necessario che chi denuncia sappia con certezza che l’accusato è innocente. Un elemento psicologico che nel nostro assistito non è mai stato presente».
Alla luce delle argomentazioni difensive, il Tribunale ha disposto la definizione del procedimento, escludendo qualsiasi responsabilità penale e riconoscendo la buona fede del lavoratore. Per il tecnico di Caltanissetta, dopo anni di aule di tribunale, arriva così la parola fine.
Caltanissetta, tecnico di diagnosi licenziato e poi accusato di calunnia: il giudice riconosce la buona fede e lo assolve

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