State distruggendo un sogno. Non è una frase retorica. È la realtà. Un sogno chiamato Dubini. Per molti cittadini quel piccolo angolo verde non era soltanto un parco. Era un luogo dove incontrarsi, fare sport, passeggiare, respirare. Era uno dei rarissimi spazi della città dove anziani, bambini, giovani e persone con disabilità potevano stare insieme. Un posto dove, anche solo per qualche ora, si riusciva a dimenticare la mediocrità di una città che offre sempre meno ai propri cittadini. Caltanissetta non è ricca di spazi pubblici. Non abbonda di parchi, di aree verdi, di luoghi dove fermarsi e vivere la città. Eppure qualcosa, finalmente, lo avevamo: il Dubini. È durato poco. Oggi al posto del parco c’è un cancello chiuso. E dietro quel cancello non c’è soltanto un’area verde inaccessibile. C’è la fotografia di una città incapace di difendere anche le poche cose buone che riesce ad avere. Il Dubini era anche incredibilmente democratico. Non era un locale, non era un posto dove consumare. Era uno spazio libero. Per tutti. Senza distinzioni di classe. Perché non tutti possono o vogliono permettersi i locali più alla moda della città. Per qualcuno una boccata d’aria, il canto degli uccelli, una coperta sul prato rappresentavano un piccolo momento di evasione in una città dove persino il centro storico è tornato ad essere una bolgia di auto e clacson. Neanche un tratto dove poter passeggiare. Il traffico è stato riaperto per volere di pochi e, come era facile prevedere, i negozi hanno continuato a chiudere. Senza una vera politica di valorizzazione del centro e senza incentivi per chi vuole investire, continueranno a farlo. Ma torniamo al Dubini. Il parco, di proprietà dell’Asp, è stato chiuso pochi mesi fa con un’ordinanza legata al maltempo. Da allora non è stato più riaperto. Il direttore generale dell’Asp, Salvatore Lucio Ficarra, ha spiegato che nel frattempo la centrale del 118 è stata trasferita e che, non essendoci più attività sanitarie all’interno dell’area, l’azienda non può farsi carico della manutenzione del parco in assenza di fondi specifici. Per questo avrebbe chiesto l’intervento del Comune, senza ricevere risposta alle Pec inviate. L’allora assessore Marcello Mirisola aveva replicato che non sono i giornali le sedi idonee per certe dichiarazioni. Nel frattempo Mirisola, per vicende politiche che non approfondiamo in questa sede, è stato sostituito da Salvatore Licata. Negli stessi giorni è nato un comitato a difesa del parco e centinaia di cittadini hanno firmato una petizione. Ed è significativo che, ogni volta che un diritto elementare viene negato, non siano gli amministratori a intervenire per primi ma debba essere sempre la società civile a mobilitarsi. Il 10 marzo il sindaco Walter Tesauro ha annunciato di aver sollecitato un incontro con l’Asp, con il coinvolgimento di vari attori istituzionali. Poi il 29 marzo arriva la notizia di un incontro “proficuo” tra il sindaco, gli assessori Guido Del Popolo e Toti Petrantoni e alcuni promotori del comitato. Foto sorridenti, dichiarazioni rassicuranti, parole di soddisfazione. I cittadini, comprensibilmente, hanno ricominciato a sperare. Poi sono arrivate le giornate di sole. È arrivata la Pasquetta. Magari per qualcuno poteva essere un modo per trascorrere qualche ora al sole tra la natura. E invece no. Quel cancello è rimasto chiuso. Dal fronte Asp tutto tace. E allora la domanda è inevitabile: davvero pensiamo che bastino sorrisi e incontri per risolvere un problema così semplice? Davvero nessuno riesce a trovare una soluzione per riaprire un parco che centinaia di cittadini chiedono di poter vivere? Il Dubini non è solo un parco. È diventato un simbolo. Il simbolo di quanto sia difficile, a Caltanissetta, difendere anche le poche cose che funzionano. E allora forse è arrivato il momento di smettere con i convenevoli e iniziare a pretendere risposte. Subito. Perché quel parco, pur essendo formalmente un’area privata, è diventato nel tempo un bene della città. E la salute dei cittadini, che dovrebbe stare a cuore tanto all'Asp che al sindaco, responsabile della salute pubblica, non passa soltanto dagli ospedali. Passa anche da un prato, da un albero, da un luogo dove respirare. Il parco Dubini non è un favore da concedere. È un diritto da restituire.







