Allarme in Europa per il carburante aereo: le scorte rischiano di non bastare già nelle prossime settimane, con possibili ripercussioni sui voli estivi. Secondo fonti comunitarie, i depositi di cherosene potrebbero esaurirsi tra la seconda e la terza settimana di maggio, anche tenendo conto degli ultimi arrivi via mare dal Golfo Persico. In assenza di nuovi carichi, diversi Paesi potrebbero non essere in grado di sostenere il traffico nel periodo di punta. Il quadro è al tempo stesso strutturale e urgente: solo due Stati membri disporrebbero di riserve strategiche sufficienti per 90 giorni. La maggior parte non supererebbe un mese di autonomia e, in alcuni casi, la disponibilità si ridurrebbe a 8-10 giorni prima dell’interruzione dei collegamenti. Fino a pochi giorni fa si trattava di un’ipotesi remota; ora il rischio è concreto. A Bruxelles, riferisce il Corriere della Sera, prevale il massimo riserbo, mentre si confida in una stabilizzazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran per riaprire alle petroliere lo Stretto di Hormuz. Intanto, segnali di stress affiorano già in vari scali europei: in alcuni aeroporti il rifornimento è contingentato, con carichi ridotti per singolo volo e precedenza agli aerei di linea rispetto all’aviazione privata. Una gestione in sordina che evita annunci ufficiali, ma conferma la pressione sul sistema. L’Unione importa circa il 43% del jet fuel dal Golfo Persico. Il blocco dei traffici marittimi ha provocato un crollo dei volumi disponibili proprio alla vigilia dell’alta stagione turistica. Alternative immediate non ce ne sono: le raffinerie europee operano già a pieno regime e, nel breve termine, non possono incrementare la produzione. Se i flussi non riprenderanno a breve, si passerà prima all’utilizzo delle scorte strategiche e poi a misure più drastiche: riduzioni o sospensioni delle forniture in alcuni Paesi. Le aree più vulnerabili sarebbero vari Stati dell’Europa orientale e alcune nazioni più piccole dell’Europa occidentale. Per quanto riguarda l’Italia, secondo quanto appreso dal Corriere, le riserve oscillerebbero tra 30 e 60 giorni: il combustibile per l’aviazione sarebbe assicurato almeno fino alla fine di maggio, ma oltre quella data lo scenario resta incerto. Pesa anche l’assenza di una strategia europea univoca: pur esistendo, le riserve comuni destinano solo una quota limitata al carburante avio. Anche nell’eventualità di una riapertura rapida di Hormuz, la normalizzazione non sarebbe immediata. Gli operatori richiedono condizioni economiche sostenibili, a partire dai costi assicurativi per le navi, e tra riposizionamento e navigazione le petroliere di maggiore stazza potrebbero impiegare fino a due mesi per raggiungere l’Europa con nuovi carichi. Con il Medio Oriente di fatto fermo e l’Asia orientata a trattenere la propria produzione, l’unico sbocco plausibile nel breve termine resta il mercato statunitense, su cui però pesano incognite di prezzo e vincoli logistici. Nei prossimi giorni Bruxelles esaminerà i dati aggiornati sulle scorte effettive: sul tavolo c’è l’urgenza di un piano europeo per fronteggiare l’emergenza e ripartire in modo coordinato il carburante disponibile.







