(Adnkronos) – Nel cuore di Firenze, tra le geometrie eleganti del Rinascimento, il Cortile di Palazzo Strozzi smette per un momento di essere solo architettura e diventa un paesaggio sospeso sull’orlo del futuro: una grande vasca d’acqua riflette il cielo, le facciate storiche e il passaggio dei visitatori, mentre otto imponenti colonne in travertino rosa emergono come rovine ancora vive di una civiltà che immagina di adattarsi a un mondo sommerso. È questa la visione potente e inquieta di "There Are Other Fish In The Sea", la nuova installazione del collettivo danese Superflex, che fino al 2 agosto 2026 occupa il Cortile di Palazzo Strozzi. Il progetto è promosso dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Fondazione Hillary Merkus Recordati, in collaborazione con Kunsthal Spritten e si inserisce nel programma Palazzo Strozzi Future Art. A curarlo è il direttore generale della Fondazione, Arturo Galansino. L’installazione nasce da un’ipotesi tanto visionaria quanto concreta: l’innalzamento progressivo dei mari potrebbe, nei prossimi decenni, trasformare radicalmente il rapporto tra esseri umani e architettura. In questo scenario, gli edifici non sarebbero più soltanto spazi abitati dall’uomo, ma strutture condivise con altre forme di vita. Le colonne progettate da Superflex non sono infatti semplici sculture, ma dispositivi ecologici: le loro superfici irregolari e modulari sono pensate per favorire l’insediamento della vita marina, trasformando il cortile in un potenziale ecosistema. L’acqua che le circonda non è solo elemento scenografico, ma parte integrante di un ambiente in cui riflessi e materia si confondono, moltiplicando la percezione dello spazio. Alla base del progetto c’è l’idea di una “architettura interspecie”, sviluppata dal collettivo attraverso il proprio Interspecies Architectural Manifesto. Una prospettiva che ribalta la centralità umana e propone una progettazione capace di includere bisogni, forme di vita e tempi di specie diverse. Il Cortile di Palazzo Strozzi, simbolo del Rinascimento e della centralità dell’uomo come misura del mondo, diventa così il luogo ideale per mettere in crisi questa visione, aprendo uno spazio di riflessione su come costruire — o immaginare — ambienti futuri più condivisi. Il progetto assume anche una forte valenza simbolica nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966, evento che segnò profondamente la città e il suo rapporto con l’acqua. Da quella memoria nasce una domanda rivolta al presente: come abitare un mondo in cui l’acqua non è più soltanto limite, ma presenza costante? “L’opera invita a immaginare nuove forme di convivenza tra specie, in linea con la visione di Palazzo Strozzi come luogo di dialogo tra passato e futuro”, ha dichiarato Arturo Galansino, sottolineando il ruolo del museo come spazio di confronto tra eredità storica e immaginazione contemporanea. Anche la dimensione istituzionale rafforza il messaggio dell’opera. “Sostenere questo progetto significa promuovere una riflessione condivisa su modelli di coesistenza in cui la dimensione umana si inserisce all’interno di un ecosistema più ampio”, ha affermato Andy Bianchedi. L’iniziativa prevede inoltre la pubblicazione di un catalogo edito da Marsilio Arte, che sarà presentato il 19 giugno a Palazzo Strozzi, a testimonianza di un progetto che non si esaurisce nell’installazione, ma si estende come riflessione culturale più ampia. (di Paolo Martini)
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Il cortile che diventa mare, a Firenze l’installazione visionaria di Superflex

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