Con i prezzi della benzina ormai alle stelle, anche a causa delle recenti tensioni geopolitiche e del parziale blocco dello Stretto di Hormuz, fermarsi a un distributore è diventato un salasso. In questo scenario di rincari record, i truffatori hanno trovato il terreno fertile per perfezionare un raggiro intramontabile: la cosiddetta «truffa dell'auto a secco». Un inganno meschino che sfrutta proprio l'ansia collettiva per il costo del rifornimento.
La dinamica è odiosa perché non punta sulla distrazione, ma sulla bontà d'animo. I malviventi scelgono di colpire chi, vedendo un simile in difficoltà, decide di non voltarsi dall'altra parte. È uno stratagemma che fa leva sul senso di solidarietà, trasformando un gesto gentile in un'occasione di profitto per delinquenti senza scrupoli.
Il copione è quasi sempre lo stesso. Il truffatore avvicina la vittima nei pressi di una stazione di servizio con aria disperata: sostiene di essere rimasto senza carburante e di non avere contanti per ripartire.







