Colpevoli di maltrattamenti in una casa di riposo lager, ma con uno sconto di pena. Lo hanno ottenuto in appello due operatori socio-sanitari della «Santa Chiara» di Caltanissetta. Sono stati tra i coinvolti nell'indagine dei carabinieri che, nel dicembre di due anni fa, ha fatto scattare nove arresti, tra carcere e domiciliari. È di 3 anni 8 mesi la pena concordata dal quarantaseienne Pietro Castronovo (assistito dall'avvocato Martina Vurruso) che, nel primo passaggio in aula, dopo il «no» alla proposta di patteggiamento, era stato condannato con il rito abbreviato a quattro anni e otto mesi di reclusione. È stato stabilito che li sconterà ai domiciliari perché il reato è considerato di particolare gravità. Colpo di forbice alla precedente condanna anche per un altro operatore socio-sanitario della stessa struttura, il cinquantaduenne Gaetano Marrocco, (assistito dall'avvocato Giusi Maria Nicoletti), che adesso ha pattuito la pena a 3 anni, contro i quattro rimediati in primo grado. Per pagare il conto in sospeso con la giustizia svolgerà lavori di pubblica utilità. Resta fermo il risarcimento in favore delle parti civili (avvocati Giuseppe e Ramona Dacquì e Davide Schillaci) eredi di ex ospiti poi deceduti. Questo, passando per l'assenso della procura generale, il verdetto emesso dalla corte d'appello che ha giudicato i due imputati per maltrattamenti, sequestro di persona, abbandono di incapaci ed esercizio abusivo della professione sanitaria. Castronovo durante i periodi di assenza dell'amministratrice della «Agata srls», che gestiva la struttura, si sarebbe occupato del coordinamento del personale. Le videocamere piazzate dai carabinieri all'interno della struttura avrebbero documentato una realtà a dir poco inquietante. Con gli anziani lasciati in abbandono, magari tra feci e urine. Bloccati sul letto perché non si muovessero o legati a una sedia a rotelle e sottoposti a umiliazioni e sfottò, con chat e scambio di foto tra gli operatori con commenti denigratori.







