(Adnkronos) – Dalle infezioni da salmonella e campylobacter alle tossinfezioni più gravi come il botulismo: le malattie a trasmissione alimentare (Mta) rappresentano un problema di sanità pubblica rilevante e spesso sottostimato. In Europa si registrano ogni anno centinaia di migliaia di casi confermati, ma le stime indicano numeri reali molto più elevati, legati alla sotto-diagnosi e alla mancata segnalazione dei casi più lievi. "Per quanto riguarda il territorio dell’Ats Città Metropolitana di Milano, si registrano ogni anno un centinaio di focolai, per un totale di circa un migliaio di casi, considerando l’insieme delle diverse patologie. In Italia si stimano ogni anno diverse migliaia di casi di malattie a trasmissione alimentare, in linea con il quadro europeo che registra milioni di infezioni e decine di migliaia di casi confermati ogni anno. Tra le infezioni più frequenti si osservano quelle da Salmonella (circa 2-3 mila casi), Campylobacter (circa 3-5 mila), mentre la listeriosi, pur più rara (circa un centinaio di casi), è associata a quadri clinici più gravi. Poi altri agenti, con numeri minori. I cibi a maggior rischio sono uova e preparazioni a base di uova crude, carni poco cotte, latte e formaggi non pastorizzati, pesce crudo o mal conservato e alimenti pronti consumati senza adeguata refrigerazione, e il rischio maggiore si corre consumando pasti nei locali pubblici (ristoranti, bar, mense)". In questo contesto, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Milano (OmceoMi) promuove una Fad asincrona dedicata alle Mta, con l’obiettivo di rafforzare le competenze dei medici del territorio e migliorare la capacità di prevenzione, diagnosi e gestione dei casi. Dal 13 maggio per un anno, esperti di numerose aree delle Mta racconteranno ai medici milanesi l’epidemiologia, le patologie principali, gli alimenti a rischio, come devono essere segnalati i casi, la prevenzione, le indagini sugli alimenti, i controlli, e infine un caso clinico di esempio, fondamentale in questi casi. “Le malattie a trasmissione alimentare non possono essere considerate eventi banali – osserva Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano –. In molti casi si tratta di condizioni autolimitanti, ma in altri possono evolvere in quadri clinici complessi, soprattutto nelle persone più fragili. Per questo è fondamentale che il medico sappia riconoscerle tempestivamente e orientare correttamente il paziente, attivando quando necessario i percorsi di segnalazione. Ma soprattutto occorre prevenire in generale il rischio, con attenzione alla conservazione dei cibi e un rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine nelle cucine dei locali pubblici, come dimostrano recenti interventi sul territorio con chiusure di locali, anche molto noti”. “Le MTA comprendono dunque un ampio spettro di patologie causate dall’ingestione di alimenti contaminati da batteri, virus, parassiti o tossine – spiega Maria Grazia Manfredi, responsabile scientifico dell’OmceoMi –. Tra gli agenti più frequentemente coinvolti in Europa si segnalano Campylobacter e Salmonella, responsabili della maggior parte delle infezioni gastrointestinali, mentre Listeria monocytogenes, pur meno diffusa, è associata a forme invasive e a un’elevata letalità, soprattutto nelle persone fragili. Accanto ai casi sporadici, una quota significativa delle Mta si manifesta sotto forma di focolai epidemici, spesso legati al consumo di alimenti preparati in contesti collettivi. In ambito europeo, una parte rilevante dei focolai è associata alla ristorazione e al consumo fuori casa, un elemento particolarmente critico in una realtà urbana come Milano”. Negli ultimi anni, il quadro epidemiologico delle Mta è cambiato, anche in relazione alle trasformazioni delle abitudini alimentari e della filiera del cibo. L’aumento del consumo di pasti fuori casa, la diffusione di alimenti pronti e la circolazione di prodotti provenienti da diversi contesti geografici rendono più articolata la prevenzione e il controllo. “Accanto a numeri elevati, esiste una quota rilevante di sommerso che rende difficile avere un quadro completo. Assistiamo inoltre a un’evoluzione dei fattori di rischio legati alle Mta – evidenzia Marino Faccini, direttore del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Città Metropolitana –. La maggiore complessità della filiera alimentare e le nuove modalità di consumo richiedono un aggiornamento continuo delle competenze cliniche, in particolare per i medici delle cure primarie, che rappresentano il primo punto di contatto con il paziente”. Un ruolo centrale è svolto dal sistema di sorveglianza e dalla gestione dei focolai. La tempestiva segnalazione dei casi sospetti, l’indagine epidemiologica e il campionamento degli alimenti consentono di individuare la fonte dell’infezione e di interrompere la catena di trasmissione. “In un’area metropolitana come Milano – prosegue il dr. Faccini – la gestione delle Mta richiede un lavoro di rete tra medici, servizi di prevenzione e laboratori. La rapidità nella diagnosi e nella segnalazione è determinante per contenere i focolai, soprattutto nei contesti collettivi come scuole, aziende, strutture sanitarie e residenziali”. La formazione proposta dall’Ordine dei Medici di Milano affronta il tema in modo multidisciplinare, con moduli dedicati all’epidemiologia, ai principali patogeni, agli alimenti a rischio, agli interventi di prevenzione e controllo, fino alla gestione operativa dei casi e ai report di tossinfezione in contesti reali. Il percorso si propone di fornire strumenti pratici per migliorare la gestione clinica dei pazienti e contribuire al rafforzamento delle misure di prevenzione, in un contesto in cui il rischio legato alle infezioni alimentari resta elevato e in continua evoluzione.
—[email protected] (Web Info)
Alimentazione: da salmonella e campylobacter, ogni anno a Milano circa 1000 infezioni

Nessun commento
Nessun commento






