A Calanissetta centinaia di cittadini hanno partecipato questa mattina alla manifestazione organizzata davanti al Parco Dubini per chiederne la riapertura immediata. Al sit-in hanno preso parte associazioni ambientaliste e culturali, cooperative sociali, rappresentanti del mondo politico e tanti residenti che da mesi chiedono la restituzione alla città di uno degli spazi verdi più frequentati del capoluogo nisseno.
Il Parco Dubini è chiuso dall’inizio dell’anno. In un primo momento lo stop era stato disposto con un’ordinanza legata all’emergenza maltempo. Terminata la fase critica, però, i cancelli non sono stati più riaperti.
Il direttore generale dell’Asp di Caltanissetta, proprietaria dell’area, ha spiegato che, dopo il trasferimento della centrale del 118, all’interno del parco non si svolgono più attività sanitarie e che sarebbero necessari interventi di manutenzione per renderlo nuovamente fruibile. Interventi che l’azienda sanitaria non sarebbe in grado di sostenere per mancanza di fondi.
“Stiamo facendo rete con le associazioni e tutti i soggetti interessati – ha detto l’assessore comunale all’Ambiente Salvatore Licata – e come Comune daremo il nostro contributo se c’è la regia dell’Asp che deve tendere la mano e sono certo che lo farà. Perché comprende la valenza di questo parco. Il Parco Dubini non è una spesa, è un investimento e noi vogliamo dare il nostro contributo”.
Il parco, prima della chiusura, era frequentato quotidianamente da sportivi, famiglie, anziani e persone con disabilità. Nell’area si svolgevano anche attività educative e ludiche promosse da Legambiente con bambini e scuole.
“Sul Parco Dubini si gioca una battaglia molto importante – ha detto Greta Tassone, segretaria cittadina del Pd –. Caltanissetta va perdendo pezzi uno dopo l’altro e il Parco Dubini ne è un esempio. In questa città non esistono luoghi dove le nuove generazioni e quelle più anziane possano ritrovarsi e trascorrere il tempo libero immersi nella natura. Il Parco Dubini era tutto questo, un luogo di scambio intergenerazionale. Ora è importante smetterla con questo rimpallo di responsabilità. I finanziamenti possono essere trovati e Caltanissetta ha bisogno di questo spazio di socialità”.








