Processo per il giovane alla guida del monopattino su cui, per un incidente, ha perso la vita il diciassettenne Michele Domenico Trentuno. Lo ha chiesto la procura nissena nei confronti del diciannovenne K.P., al manubrio del monopattino sui cui, otto mesi fa, viaggiava anche l'amico deceduto una dozzina di giorni dopo la caduta. Omicidio stradale e guida sotto influenza di droga, le ipotesi di reato che il pm Stefania Leonte ha avanzato a carico del diciannovenne (assistito dall'avvocato Giovanni Di Giovanni) che ha pure chiesto di patteggiare, ma incontrando il «no» dell'accusa. Così è con il rito abbreviato che sarà giudicato quando, il mese prossimo, sarà al cospetto del gup Graziella Luparello. Era l'11 settembre dello scorso anno quando i due giovani viaggiavano su un monopattino. Durante la corsa il guidatore avrebbe perso il controllo del piccolo mezzo elettrico ed entrambi sono finiti pesantemente sull'asfalto. Le conseguenze di quella caduta sono state assai devastanti per Michele Domenico Trentuno (i familiari sono assistiti dall'avvocato Calogero Buscarino) subito trasferito al «Sant'Elia». Ma già ai primi soccorritori le sue condizioni di salute sono sembrate disperate. Tant'è che appena arrivato in ospedale è finito sotto i ferri. I medici lo hanno sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico. Ma il quadro clinico è rimasto sempre complicatissimo. Troppo profonde le ferite riportate in quella rovinosa caduta. Per giorni è rimasto sospeso tra la vita e la morte. Fino a quando il pomeriggio del 25 settembre successivo, il suo cuore non ha retto più e s'è fermato per sempre.







