(Adnkronos) – Tensione e spiragli nei negoziati tra Iran e Stati Uniti: Washington avrebbe respinto la proposta di Teheran, ma arrivano nuovi messaggi per riprendere il dialogo. Trump apre a un possibile accordo con stop di 20 anni all’attività nucleare iraniana, chiedendo però “garanzie reali”. Teheran guarda anche alla mediazione della Cina. Il presidente americano Donald Trump ha aperto alla possibilità di un’intesa con l’Iran sul programma nucleare che preveda uno stop di circa 20 anni alle attività sensibili, pur sottolineando la necessità di “garanzie concrete” sul rispetto dell’accordo. “Vent’anni sono sufficienti”, ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo però che “devono essere veri 20 anni” e che l’intesa dovrà includere meccanismi di verifica solidi e vincolanti. Le parole di Trump arrivano dopo che l'Iran aveva reso noto di aver ricevuto la risposta ufficiale degli Stati Uniti alla proposta avanzata nell’ambito dei negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, citando fonti iraniane, Washington avrebbe “respinto completamente” il piano presentato dalla Repubblica islamica, segnando un nuovo irrigidimento nel confronto diplomatico. La proposta iraniana includeva cinque condizioni considerate preliminari all’avvio dei colloqui: la fine delle ostilità su tutti i fronti in Medio Oriente, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei beni iraniani congelati, il risarcimento per danni e perdite di guerra e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.
Nonostante lo stallo, emergono segnali di possibile continuità nel dialogo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Nuova Delhi che Teheran ha “ricevuto messaggi” dagli Stati Uniti che indicano la volontà dell’amministrazione americana di proseguire i colloqui per porre fine al conflitto in Medio Oriente. “Quanto detto sul fatto che gli Usa hanno respinto la proposta dell’Iran risale a giorni fa, quando Trump l’ha definita inaccettabile”, ha affermato Araghchi, aggiungendo che successivamente “sono arrivati nuovi messaggi dagli americani in cui si afferma la disponibilità a continuare i colloqui e le interazioni”. Nel frattempo, l’Iran guarda anche ad altri possibili canali diplomatici. Araghchi, sempre da Nuova Delhi per la riunione dei Brics, ha sottolineato che Teheran “apprezza qualsiasi Paese abbia la capacità di aiutare, in particolare la Cina”, per favorire la fine del conflitto. “Abbiamo rapporti ottimi con la Cina, siamo partner strategici”, ha aggiunto, sottolineando che Pechino è considerata un attore con “buone intenzioni” e che qualsiasi contributo alla diplomazia sarebbe “benvenuto”. Intanto arriva anche un messaggio politico e ideologico dalla guida iraniana Mojtaba Khamenei. In occasione della Giornata nazionale di Ferdowsi, il figlio della Guida Suprema ha parlato di “resistenza” del popolo iraniano contro gli “aggressori demoniaci”, collegando la difesa della cultura persiana alla fase attuale di tensione internazionale. Nel suo messaggio scritto, Khamenei ha richiamato l’importanza dello Shahnameh come simbolo dell’identità iraniana e ha sottolineato la necessità di difendere il Paese da quella che ha definito un’“invasione culturale e dello stile di vita americano”, inserendo così riferimenti simbolici e politici nel contesto delle attuali frizioni geopolitiche.
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Iran-Usa, Trump apre sul nucleare: “Ok 20 anni di stop, ma servono garanzie reali”

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