(Adnkronos) – C’è un filo sottile, quasi invisibile, che lega le traiettorie più autentiche della vita: è quello che unisce passioni, radici e desiderio di fare nuove esperienze. Natasha Stefanenko, volto noto della televisione e autrice capace di raccontare con sensibilità la propria esperienza, sembra averlo seguito fino in fondo. Dalla parola scritta con due libri, uno più personale e uno sulle amate Marche, al food sempre con la Regione d’azione nel cuore, il passo potrebbe apparire inatteso, ma racconta invece una coerenza profonda oltre alla sua poliedricità. Oggi, accanto al marito Luca Sabbioni, è protagonista di una nuova iniziativa imprenditoriale nel mondo della pizza: ‘Rito’. Un progetto in collaborazione con Alessandro Mazzaferro, Cristiano Gasparetti, Gregorio Di Agostini e Paglià Pizza e Fichi socio fondatore e partner tecnico, che affonda nelle Marche e guarda al futuro con visione. Negli ultimi anni Stefanenko ha costruito una dimensione più intima del proprio percorso, legata alla scrittura e al racconto personale. Le Marche, terra d’adozione, sono diventate un luogo dell’anima. È proprio da qui che prende forma Rito, un concept che ridefinisce il significato stesso della pizza da asporto. Non semplicemente cibo, ma esperienza. “Per me questo progetto è una forma di racconto diversa”, ha spiegato Natasha Stefanenko. “Se prima usavo le parole, oggi utilizzo i sapori, i profumi e le emozioni. Le Marche mi hanno insegnato la bellezza delle cose autentiche e con Rito vogliamo portare quella stessa autenticità nelle case delle persone. E’ un gesto semplice che diventa speciale. Se riusciremo a far sentire qualcuno un po’ meglio, anche solo per il tempo di una cena, avremo fatto qualcosa di importante perché a volte, anche una pizza può diventare un ‘Rito’”. Insieme al marito Luca Sabbioni, imprenditore attento e pragmatico, Stefanenko contribuisce a costruire un modello che unisce estetica, cultura e qualità. Rito nasce dall’esperienza di Paglià, già riconosciuta per la sua cura quasi “sacrale” dell’accoglienza, e ne rappresenta l’evoluzione. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare l’abitudine dell’asporto in un momento di piacere e consapevolezza. “Non vogliamo vendere solo pizza”, ha sottolineato Luca Sabbioni. “Vogliamo offrire un gesto di cura. Ordinare da Rito deve diventare un piccolo rituale, qualcosa che interrompe la routine e restituisce valore al tempo che si dedica a sé stessi”. Uno degli elementi distintivi del progetto è la forma: piccole porzioni quadrate studiate per mantenere intatte croccantezza e qualità. Ma è il dettaglio a fare la differenza come nel packaging. Accanto alla dimensione culturale, il progetto poggia su basi etiche solide. La selezione delle materie prime privilegia produttori locali, filiere corte e scelte biologiche. “La qualità non è negoziabile. Significa conoscere chi produce, rispettare il lavoro degli altri e garantire trasparenza”, hanno sottolineato Stefanenko e Sabbioni. L’innovazione tecnologica, a sua volta, entra nel progetto con equilibrio. L’introduzione dei cobot, robot collaborativi, viene pensata come un supporto e non una sostituzione dell’uomo. Il primo passo concreto è il progetto pilota inaugurato ad Ascoli Piceno, citta ricca di storia, bellezza ed arte, "che ci ha accolti a braccia aperte”, governata dal sindaco Marco Fioravanti, destinato a diventare laboratorio e punto di partenza per una diffusione più ampia. L’ambizione è chiara: rendere replicabile il “suono” di Paglià, mantenendo intatta la sua identità.
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Dalla scrittura al food: Natasha Stefanenko lancia ‘Rito’, la pizza che diventa esperienza

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