«Volevano che mio figlio diventasse un soldato di spaccio. Era solo un bambino di sei anni». Lo ha detto la madre di un minore, oggi quindicenne, che secondo i pm della procura di Gela (Caltanissetta) veniva usato per far arrivare la droga a pusher e assuntori, nella zona della stazione ferroviaria gelese. La donna ha testimoniato nel giudizio che vede imputato lo zio del minorenne, Daniele Nocera, che ha precedenti penali alle spalle ed è accusato di essersi servito del nipote per la droga. Una conferma di quanto detto dalla donna è giunta dalla testimonianza dello stesso minore, sentito in modalità protetta, da una località segreta, così come la madre. «In quel periodo – ha detto – ricordo che forse lo zio era agli arresti domiciliari. Mi dava delle cose nella carta stagnola e le dovevo portare ai suoi amici». La madre, che intanto lasciò il marito (fratello dell’imputato), ha raccontato di pesanti minacce ai suoi danni. «Trovai proiettili e una bottiglietta davanti alla porta della mia abitazione – ha detto rispondendo alle domande della procura e della difesa – una volta, cercarono di far saltare in aria la casa, aprendo il gas anche se non ci riuscirono. Mio figlio mi raccontò che il nonno paterno disse che mi avrebbero sparato». Oggi, madre e figlio vivono in una località segreta, dopo che il nuovo marito della donna, Giuseppe Cavallo, ha deciso di collaborare con la giustizia. La difesa di Nocera, con il legale Guseppe Cascino, ritiene contradditorie le dichiarazioni rese da madre e figlio.
Il grido di una madre di Gela: “Volevano far spacciare mio figlio di sei anni”

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