Una tappa fondamentale di un percorso di riscatto sociale che continua a dare frutti concreti e che si intreccia con i valori più alti della legalità e della memoria. Si è svolto sabato 23 maggio, allo Stadio “M. Tomaselli” di Caltanissetta, l'incontro dedicato alla presentazione dei positivi risultati parziali finora ottenuti dal progetto “Sport di tutti i carceri ed. 2024 – Insieme alla meta”, l'iniziativa che sta portando i valori e la pratica del rugby all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) del capoluogo nisseno.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di bilancio di metà percorso per analizzare l’impatto educativo, psicologico e sociale che l'attività sportiva sta registrando sui giovani detenuti, in vista della conclusione ufficiale del progetto prevista per l'ottobre 2026. Un'esperienza che conferma, giorno dopo giorno, come la palla ovale possa trasformarsi in uno straordinario strumento di riabilitazione.
Ad aprire la serie di interventi è stata la dott.ssa Viviana Savarino, Direttore dell’IPM di Caltanissetta, che ha espresso profonda soddisfazione per la strada già percorsa: “I numeri e le relazioni di monitoraggio raccolti fino a oggi ci dicono chiaramente che la direzione intrapresa è quella giusta. Abbiamo visto nei ragazzi un cambiamento tangibile e progressivo: lo sport sta offrendo loro uno spazio di libertà mentale e di crescita personale, dimostrando che il trattamento penitenziario può e deve essere un terreno fertile per costruire vere e nuove opportunità.”
Particolarmente toccante e significativo è stato l'intervento del Comandante di reparto dell'IPM, dott. Corrado Pintaldi, che ha voluto legare i valori del progetto alla concomitanza con la Giornata nazionale in memoria delle vittime di mafia: “Condividere questi primi risultati il 23 maggio ha un valore simbolico potentissimo. Nella giornata in cui l'Italia intera ricorda il sacrificio di chi ha difeso la giustizia, noi qui riaffermiamo che la legalità si costruisce giorno dopo giorno, partendo proprio dal recupero dei più giovani. Il rispetto delle regole, che nel rugby è sacro, non deve essere percepito come un limite o un'imposizione, ma come l'unico vero scudo a tutela della propria libertà e del proprio futuro. Insegnare a questi ragazzi a stare legalmente in campo, nel rispetto del compagno e dell'avversario, è il nostro modo per onorare la memoria di chi ha dato la vita per le istituzioni.”
L’analisi dal punto di vista sportivo e sociale è stata tracciata dal Presidente della ASD Nissa Rugby, dott. Giuseppe Lo Celso, che ha promosso a pieni voti lo sviluppo delle attività: “Quella di oggi è una meta intermedia di cui siamo estremamente orgogliosi. Quando abbiamo iniziato questa avventura sapevamo che la sfida era complessa, ma la risposta dei giovani è andata oltre le aspettative. Questo progetto dimostra che il rugby ha un'anima sociale profonda: abbiamo passato la palla a questi ragazzi e loro stanno correndo in avanti con coraggio. La Nissa Rugby continuerà a sostenerli passo dopo passo in questo cammino e anche nel loro futuro fuori da quelle mura.”
I dettagli tecnici e il bilancio educativo dell'esperienza sul campo sono stati illustrati dal prof. Andrea D'Amico, Referente di progetto: “I dati raccolti durante il monitoraggio delle attività testimoniano già un incremento significativo della fiducia in sè stessi e della capacità di fare squadra da parte dei partecipanti. Non si tratta solo di insegnare a correre o a calciare, ma di portare avanti un percorso pedagogico strutturato in cui il corpo e la mente lavorano insieme per superare il limite del pregiudizio. Da qui a ottobre 2026 lavoreremo per consolidare questi splendidi risultati, che rappresentano già un patrimonio prezioso per tutto il territorio.” Presenti anche il Referente locale giustizia riparativa, Enzo Indorato e l’operatrice Carmen Viola.







