Le notizie che continuano ad emergere dalle numerose vicende giudiziarie che interessano la Sicilia, e da ultimo quelle riportate dalla stampa in merito alle dinamiche che avrebbero caratterizzato la gestione di importanti enti pubblici regionali – tra cui proprio il CEFPAS di Caltanissetta – impongono una riflessione che va ben oltre il piano giudiziario. Sarà la magistratura ad accertare fatti, responsabilità e conseguenze. Tuttavia, ciò che emerge con sempre maggiore evidenza è l'esistenza di un problema politico ed etico profondo che riguarda il modo stesso di esercitare il potere e di concepire l'azione pubblica nella nostra regione. Dispiace, ancora una volta, constatare come il Presidente della Regione, Renato Schifani, continui a non cogliere pienamente la gravità della situazione della quale, per il ruolo che ricopre, è garante istituzionale. Non si registrano infatti né parole sufficientemente chiare né, soprattutto, azioni incisive che segnino una netta e visibile discontinuità rispetto a pratiche e metodi che sembrano rappresentare un modus operandi di esponenti dei partiti di maggioranza del centro destra ma che attraversano trasversalmente diversi schieramenti politici.
Questo modo di fare politica ha prodotto negli anni conseguenze devastanti. Ha frenato lo sviluppo della Sicilia, mortificato le competenze, alimentato la cultura mafiosa della prepotenza e dell'arroganza e la sfiducia nelle istituzioni e costretto intere generazioni a una scelta dolorosa: accettare logiche di subordinazione e dipendenza oppure lasciare la propria terra per salvaguardare la propria dignità, libertà e realizzazione personale. Non è un caso che la sfiducia nei confronti della politica e dei politici continui a crescere. L'astensionismo sempre più elevato rappresenta il sintomo più evidente di una frattura ormai profonda tra cittadini e istituzioni.
Eppure la soluzione esiste e passa proprio dai cittadini. Non saranno le élite politiche a cambiare la Sicilia se i cittadini continueranno a sentirsi soli, isolati o rassegnati. È necessario recuperare il protagonismo civico, costruire spazi di partecipazione, confronto e aggregazione nei quali ciascuno possa esercitare attivamente il proprio ruolo di cittadino e contribuire alla costruzione del bene comune. Per questo Futura – Costruiamo Insieme la Città lancia ancora una volta un accorato appello a tutti i cittadini. Partecipate. Non rassegnatevi. Non cedete all'indifferenza. Alimentate la speranza.
Un futuro migliore è possibile, ma richiede cittadini consapevoli, liberi, responsabili e orientati a una visione solidale, integrata e condivisa della società. Oggi è il tempo della reazione, della condivisione e della solidarietà. La Sicilia potrà cambiare soltanto quando la partecipazione sostituirà la rassegnazione e quando la speranza diventerà più forte del disincanto.






