“Le intercettazioni emerse nell'inchiesta sul Cefpas sono agghiaccianti. Al di là delle responsabilità che saranno accertate dalla magistratura, ciò che colpisce è la cultura che traspare da quelle conversazioni: donne giudicate per il loro aspetto fisico, definite ‘bone', ‘bombe' o addirittura ‘sprecate' se già impegnate, mentre si discute di incarichi, collaborazioni e opportunità professionali. Se quanto riportato venisse confermato, non saremmo soltanto davanti a un episodio di cattiva gestione del potere, ma a una concezione profondamente degradante della donna. Non curriculum, competenze, esperienza o merito, ma fotografie da guardare e commentare, come se le donne fossero un catalogo da sfogliare e selezionare in base all'avvenenza. Trasformare le donne in merce di scambio, usare incarichi e opportunità come strumenti di potere, ridurle a oggetti da selezionare, sostituire o scartare è il volto più meschino del sessismo. Una mentalità che umilia le donne, mortifica il merito e danneggia la credibilità delle istituzioni. Leggere certe parole nel 2026 fa ancora più rabbia. Perché raccontano una cultura che umilia le donne, le riduce a corpi e considera normale piegare il lavoro, le istituzioni e le relazioni a logiche di dominio. Cosa ne pensa la premier Meloni dei suoi alleati? Il silenzio davanti a tutto questo non è un'opzione. La dignità delle donne non si valuta in una fotografia, non si compra con un incarico, non si baratta con il potere. Alle prossime elezioni politiche e regionali i cittadini riflettano bene su chi votare. La dignità delle donne non è negoziabile”. Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino, membro della commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere.








