Gallerie non illuminate che si percorrono a doppio senso di marcia, deviazioni e interruzioni continue, tratti di manto stradale con asfalto irregolare e segnaletica carente. Un contesto prima di tutto pericoloso e anche degradante per la nostra terra quello che chi scrive si è trovato ad affrontare qualche giorno fa nel viaggiare da Catania a Caltanissetta sulla A19.
Uno scenario che purtroppo mi trovo a rivivere ciclicamente ogni volta che torno dall’estero, dove mi sono trasferito più di tre anni fa, ma che ogni volta mi lascia l’amaro in bocca insieme a un senso di frustrazione nel vedere lo stato delle infrastrutture regionali. Da anni si sente parlare, soprattutto durante le campagne elettorali, di rilancio economico anche grazie al potenziamento delle infrastrutture, eppure la situazione sembra non cambiare mai.
Incredibile come nel tratto ennese della A19 vi siano gallerie non illuminate, con una visibilità pessima e che gli automobilisti sono costretti a percorrere a doppio senso di marcia, senza corsie di emergenza o vie di fuga e quindi con evidenti lacune dal punto di vista della sicurezza. Se un mezzo rimane in panne o si verifica un incidente i rischi aumentano esponenzialmente. Bisogna che si verifichi una tragedia per intervenire, o meglio, per cercare di prevenire i rischi? Non può bastare soltanto qualche cartello limite di velocità. La prudenza alla guida deve venire dall’utente della strada, ma anche i tecnici e gli amministratori devono dare l’esempio con la “medicina preventiva”.
In tanti viadotti, soprattutto in zone ventose, i guard rail sono bassi e privi delle barriere antivento con notevole aumento del rischio in caso di giornate segnate dalle raffiche quando transitano i mezzi.
Solo recentemente nella zona di Resuttano sono iniziati i lavori su un viadotto dove per quasi un quarto di secolo erano installati i “New Jersey” (quei blocchi di plastica bianchi e rossi riempiti di acqua o sabbia) ai lati della carreggiata perché la struttura dei viadotti non consentiva di reggere il peso di due veicoli in parallelo.
La percezione è quella di un totale immobilismo di una politica regionale e nazionale bipartisan che ha sempre dispensato promesse, ma che si è rivelata carente al momento dei fatti. Più volte mi chiedo se certi proclami servano solo a cercare di attrarre voti e poi magari non si voglia risolvere il problema perché c’è da pensare alla successiva campagna elettorale e sopraggiunga il timore di trovarsi a corto di argomenti.
Continuo poi a leggere notizie di proclami sul ponte sullo Stretto che, viste le condizioni di strade e ferrovie, mi pare che possa somigliare più a una cattedrale nel deserto che a un’opera primaria, al momento attuale.
Vincenzo Pane
Catania-Caltanissetta, il racconto amaro di chi torna dall’estero: “Un’autostrada piena di pericoli”

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