(Adnkronos) – Il calendario elettorale del 2026 concentra una serie di appuntamenti ad alto impatto geopolitico, con elezioni previste in almeno una decina di Paesi chiave tra America, Europa, Asia e Medio Oriente. In un contesto internazionale segnato da guerre, competizione tra grandi potenze e instabilità economica, il voto in Stati Uniti, Russia, Brasile, Israele e in numerose economie emergenti è destinato a influenzare l'evoluzione delle principali crisi e gli assetti di potere globali. 12 febbraio. Elezioni generali e referendum costituzionale segneranno il primo voto realmente competitivo in oltre un decennio, dopo la rimozione nel 2024 dell'ex premier Sheikh Hasina, condannata a morte per crimini contro l'umanità. Il governo ad interim, guidato da Muhammad Yunus, ha escluso l'Awami League di Hasina, invocando l'Anti-Terrorism Act. A contendersi il potere sono il Bangladesh Nationalist Party (centrodestra) – il cui leader di fatto Tarique Rahman è tornato oggi a Dacca, dopo 17 anni di esilio a Londra – e Jamaat-e-Islami (islamisti). In parallelo si voterà sulla 'July Charter', che propone una revisione della Costituzione per prevenire futuri ritorni all'autoritarismo. Tema centrale anche l’economia, tra disoccupazione e corruzione. Per la prima volta potranno votare anche i 10-15 milioni di cittadini espatriati. 12 aprile. Le elezioni parlamentari rappresentano la sfida più dura per Viktor Orbán e il suo partito Fidesz dopo 16 anni al potere. L’opposizione è guidata dal partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato del governo, accreditato dai sondaggi di un testa a testa se non addirittura di un lieve vantaggio. Al centro del confronto: corruzione, stagnazione economica, rapporti con l’Ue e allineamento geopolitico. Una vittoria dell’opposizione potrebbe segnare la fine della "democrazia illiberale" di Orbán e incidere sugli equilibri europei, in particolare su Ucraina e stato di diritto. 31 maggio. Con il presidente uscente Gustavo Petro non ricandidabile, il Paese affronta elezioni presidenziali in un clima segnato da violenza politica e insurrezioni di gruppi armati dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Il Patto Storico di sinistra, quello del presidente uscente, candida il senatore Iván Cepeda, favorito nei sondaggi. Tra gli sfidanti principali figurano il centrista Sergio Fajardo e il conservatore Abelardo de la Espriella. È probabile un ballottaggio. 1 giugno. Le elezioni generali si svolgeranno in un contesto, dominato dal Prosperity Party del premier Abiy Ahmed, largamente favorito come nel 2021 (ottenne 96%). Nonostante alcune riforme tecniche del processo elettorale, opposizione e osservatori denunciano uno spazio politico limitato. Il voto sarà un test cruciale per la stabilità del secondo Paese più popoloso d'Africa, sempre più segnato dai conflitti persistenti in regioni chiave come Amhara, Oromia e Tigray: un voto non inclusivo rischia di acuire divisioni etniche, instabilità e crisi economica/umana, influenzando l'intero Corno d'Africa. 7 giugno. Il premier Nikol Pashinyan e il suo partito Contratto Civile cercano la riconferma, puntando su negoziati di pace con l'Azerbaigian (testo dell'accordo finalizzato, ma serve referendum costituzionale) e sul progressivo distacco dalla Russia in favore dell'Occidente. La popolarità di Pashinyan è ai minimi (intorno all'11-17% nei sondaggi recenti), con l'opposizione che, seppur frammentata, si è rafforzata. Secondo numerose analisi indipendenti e report di watchdog – tra cui NewsGuard, DfrLab, Evn Report e think tank come Fdd e Carnegie – il rischio di interferenze russe è concreto se non già in atto. 13 settembre. Il governo di centrodestra del blocco Tido, guidato da Ulf Kristersson (Partito Moderato, con Democratici Cristiani e Liberali, supportati esternamente dai Democratici Svedesi), affronta un test sulla linea dura su immigrazione, criminalità e politica energetica. Gli ultimi sondaggi vedono in leggero vantaggio l'opposizione di centrosinistra (Socialdemocratici in testa intorno al 35%, con Verdi, Sinistra e Centro), con un gap di 5-7 punti sul blocco Tido (Democratici Svedesi intorno al 20-21%, secondo partito). Si prevede una campagna polarizzata su immigrazione/criminalità (favorevole al governo) contro economia/costo vita (favorevole all'opposizione). Entro il 20 settembre. Le elezioni legislative per la Duma di Stato vedranno Russia Unita, il partito legato a Vladimir Putin, nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta (oltre il 50% nei sondaggi, in leggero calo rispetto al 70% dei seggi attualmente controllati). Opposizione sistemica (comunisti Kprf, nazionalisti Ldpr, Russia Giusta) si dividerà i seggi restanti; l'opposizione non-sistemica tollerata dal Cremlino è frammentata e repressa, e il suo esponente di punta è Nuova Gente, di orientamento liberale e comunitario, che può ambire a ottenere tra il 5-10% dei seggi, sufficiente per entrare in Parlamento. Il 4 ottobre si rinnoverà presidente e Parlamento. Luiz Inácio Lula da Silva ha annunciato che correrà per un quarto mandato, mentre Jair Bolsonaro è escluso per motivi giudiziari. Lula è nettamente favorito nei sondaggi, con 45-50% al primo turno e vantaggio in quasi tutti i ballottaggi. Occhio ai possibili sfidanti a destra: Tarcísio de Freitas (governatore di San Paolo, il più competitivo, intorno al 35-40% contro Lula), Flávio Bolsonaro (senatore, figlio di Jair, che ha ricevuto l'endorsement paterno) e altri come Michelle Bolsonaro o governatori locali (Zema, Caiado). Probabile ballottaggio. Temi dominanti: economia (crescita, inflazione), sicurezza pubblica ed eredità bolsonarista. Entro IL 27 ottobre le elezioni alla Knesset chiuderanno il mandato del governo Netanyahu, formato dopo le elezioni del 2022. Benjamin Netanyahu punta a ricandidarsi per consolidare la coalizione di destra-religiosa, nonostante critiche per la gestione della guerra a Gaza e delle riforme giudiziarie. Dai sondaggi più recenti non emergono chiari favoriti: il Likud è spesso primo ma senza maggioranza chiara per la coalizione attuale, segue il nuovo partito di centrodestra di Naftali Bennett ("Bennett 2026", intorno ai 18-22 seggi). I temi dominanti sono sicurezza nazionale, conflitti regionali (Gaza, Hezbollah), ostaggi e polarizzazione interna. Queste elezioni sono cruciali per la stabilità del paese: potrebbero rafforzare Netanyahu o portare a un cambio di governo, influenzando la politica estera israeliana, i rapporti con gli Usa e la gestione dei conflitti in corso. Il 3 novembre le elezioni di midterm determineranno il controllo della Camera e del Senato e saranno un test per il presidente Donald Trump, con i Repubblicani che controllano attualmente Congresso e Presidenza. Si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, un terzo del Senato (33-35 seggi) e numerosi governatori/stati locali. Storicamente sfavorevoli al partito al potere, i midterm saranno influenzati da economia, inflazione, dazi e dagli sviluppi del caso Epstein, che ha già evidenziato fratture nel fronte repubblicano. L’esito inciderà in modo determinante sulla capacità di Trump di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato.
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Dal Bangladesh agli Usa ma anche Ungheria, Russia e Israele: dieci elezioni da seguire nel 2026
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