Oggi la notizia che nessuno voleva: c’è la seconda vittima. Nel pomeriggio, poco poco dopo le 17 è morto il medico di medicina generale di 69 anni di Riesi, Calogero Giabbarrasi, risultato positivo al coronavirus e ricoverato sabato scorso. Tante le riflessioni che vengono da fare in una giornata di grande dolore per la nostra provincia. La prima: i medici vanno protetti più che mai, perché sono tra i soggetti più colpiti dalla pandemia. Necessario che ognuno di loro sia dotato dei dispositivi di protezione ma anche l'avvio, così come l'assessore Ruggero Razza aveva detto di stare valutando, dei tamponi per tutti i medici. La seconda riflessione riguarda la perdita di umanità e del senso di appartenenza che contraddistingue parte della società. Ci lascia un medico che ha aiutato i suoi concittadini fino all'ultimo, fino a quando non ha scoperto di essere stato contagiato dal virus. Lui come tanti non poteva saperlo, non poteva aspettarselo. La sua generosità nell'aiutare gli altri fino all'ultimo è stato lo stesso motivo che ha portato gente egoista e preoccupata solo per sé stessa ad insultarlo. Oggi è morto da solo nel reparto di Rianimazione del Sant'Elia. Nessuno può andare a trovare questi pazienti. I parenti non hanno potuto dare l'ultimo addio al loro caro. E in questi giorni hanno pure dovuto sopportare le cattiverie e gli insulti di chi si è preoccupato di dare la caccia all'untore piuttosto che preoccuparsi di questo malato e dei suoi familiari. A loro va la vicinanza della redazione di Seguo News. Essere malati non è una colpa. E' solo una grande sfortuna, in questo caso una disgrazia. Rita Cinardi







