Sulla frana di Niscemi è in corso l'ennesimo spettacolo tutto italiano: polemiche infinite, accuse incrociate, caccia al colpevole. Un copione stanco, inutile e soprattutto fuorviante. La verità, che molti fingono di non vedere, è semplice: non ci sono colpevoli. C'è un evento naturale, legato alla conformazione del territorio e alla fragilità geologica dell'area.
Illudersi che opere di contenimento avrebbero potuto risolvere il problema è disonesto. Per dimensioni e natura del terreno, qualunque intervento strutturale sarebbe stato solo uno spreco di denaro pubblico. Quando il pericolo è stato accertato, l'unica decisione razionale era una sola: non costruire. Tutto il resto è stato un errore. Oggi fingere sorpresa è semplicemente ipocrisia.
Mentre la politica discute e rimbalza responsabilità, la comunità di Niscemi ha fatto ciò che lo Stato non è riuscito a fare. I cittadini hanno dimostrato coraggio, dignità e solidarietà concreta: molti hanno accolto nelle proprie case persone che non conoscevano, offrendo aiuto immediato senza attendere decreti, tavoli tecnici o conferenze stampa.
A questa gente non servono parole di circostanza. Servono fatti e tempi certi. Le prime abitazioni devono essere assegnate entro un anno. L'intero intervento deve concludersi entro un massimo di due anni. Ogni rinvio oltre questi limiti non potrà essere giustificato come difficoltà tecnica, ma sarà un fallimento politico e amministrativo.
Se davvero si vuole uscire dall'emergenza, bisogna fare una scelta netta, come si è fatto dopo il crollo del Ponte di Genova. Allora non si è perso tempo: si è demolito, progettato e ricostruito. A Niscemi va fatto lo stesso. Si chiami Renzo Piano, gli si affidi il progetto e gli si dia la possibilità di lavorare senza lacci burocratici.
La soluzione è chiara: demolire le abitazioni nella zona a rischio, mettere in sicurezza l'area trasformando il fronte franoso in una scarpata stabile, regimare le acque e costruire un nuovo villaggio, moderno, sicuro e dignitoso. Non rattoppi, non promesse, ma una visione urbanistica vera.
Tutto deve avvenire con poteri speciali, superando la giungla delle autorizzazioni regionali: una semplice approvazione comunale deve bastare. Il resto è solo burocrazia usata come alibi.
Continuando con questo immobilismo, le nuove case non le vedranno gli sfollati di oggi, ma i loro nipoti.
Ed è questo il vero scandalo. Non la frana, ma l'incapacità di decidere. Meno polemiche, meno retorica, meno ipocrisia. Più coraggio, più competenza, più responsabilità.



