Da anni i videogiochi sono al centro di un ciclico allarmismo mediatico che li dipinge come pericolosi, diseducativi o causa di comportamenti antisociali. Servizi televisivi poco documentati e pregiudizi radicati nel tessuto culturale italiano alimentano una narrazione distorta della realtà, trasformando il gaming in un comodo capro espiatorio. Eppure, la ricerca scientifica racconta una storia completamente diversa.
- Il peso dei pregiudizi culturali
- I falsi miti più pericolosi
- Cosa dice davvero la scienza
- Il videogioco come strumento di equilibrio
- Oltre il sensazionalismo
- Il peso dei pregiudizi culturali
- I falsi miti più pericolosi
- Cosa dice davvero la scienza
- Il videogioco come strumento di equilibrio
- Oltre il sensazionalismo
Il peso dei pregiudizi culturali
In Italia, soprattutto in alcune aree del Paese, i videogiochi vengono bollati come tempo buttato o roba da bambini. Si crea così un paradosso: se a giocare è un bambino, gli si dice che deve crescere; se è un adulto, viene etichettato come persona senza scopo nella vita. Queste contraddizioni rivelano un problema culturale profondo.
Molti genitori utilizzano i videogiochi come calmanti digitali per i figli, lasciandoli senza supervisione per ore. Quando poi scoprono microtransazioni non autorizzate o comportamenti problematici nei ragazzi, puntano il dito contro il medium invece di interrogarsi sul proprio ruolo educativo. Il videogioco diventa così uno specchietto per le allodole che distoglie l'attenzione dai veri nodi da sciogliere.
I falsi miti più pericolosi
Tra le accuse più frequenti c'è quella di istigare alla violenza o causare reclusione sociale. In realtà, quando una persona passa troppo tempo davanti allo schermo, bisognerebbe chiedersi da cosa fugge e perché il videogioco diventa un porto sicuro. Il problema non è il medium, ma le dinamiche psicologiche sottostanti.
Anche nell'ambito del gioco d'azzardo persistono pregiudizi simili. Nell'immaginario collettivo, le slot sono viste come pericolose o addirittura clandestine, quando in realtà le slot online sono controllate da normative precise. Questo esempio dimostra come la disinformazione colpisca l'intero settore del gaming, impedendo un dibattito razionale basato sui fatti.
Il videogioco è un tramite attraverso il quale si cercano conforto, piacere e relazioni. Non è la causa dei problemi, ma spesso ne è solo il sintomo visibile.
Cosa dice davvero la scienza
Uno studio condotto da università svedesi ha coinvolto 516 studenti delle scuole superiori in un esperimento rivelatore. I ragazzi hanno giocato a “Bad News”, un titolo in cui vestono i panni di chi diffonde fake news. L'obiettivo era familiarizzare con le tecniche di manipolazione: impersonificazione, uso delle emozioni, polarizzazione, teorie del complotto, discredito delle fonti e trolling.
I risultati sono stati sorprendenti. Gli studenti hanno dimostrato di aver migliorato significativamente la capacità di identificare contenuti manipolatori sui social media e di distinguere notizie affidabili da quelle fuorvianti. L'elemento competitivo del gioco ha aumentato i livelli di coinvolgimento, favorendo l'apprendimento.
Ancora più interessante è l'effetto collaterale: i partecipanti hanno sviluppato un atteggiamento più favorevole verso fonti di informazione affidabili. Questi risultati stanno portando all'utilizzo di videogiochi simili in campagne pubbliche contro la disinformazione elettorale.
Il videogioco come strumento di equilibrio
Una persona equilibrata sa gestire il proprio tempo tra impegni lavorativi e momenti di svago. Il videogioco rappresenta una forma di gratificazione necessaria, che permette di mantenere un sano equilibrio psicologico. Chi riesce a darsi permessi e protezione adeguati utilizza il gaming in modo funzionale, non patologico.
Il problema non è mai stato il videogioco in sé, ma l'incapacità di trovare la giusta misura, spesso a causa di dinamiche familiari, sociali o personali più complesse.
Oltre il sensazionalismo
Invece di gridare “al lupo” ogni volta, sarebbe più sensato informarsi correttamente e dotare le persone degli strumenti necessari per navigare un mondo pieno di disinformazione. Le sfide future, dai deepfake all'intelligenza artificiale generativa, richiedono competenze critiche che il gaming può aiutare a sviluppare.
I videogiochi non sono il problema: possono essere parte della soluzione, se solo superassimo pregiudizi e allarmismi infondati.
Da anni i videogiochi sono al centro di un ciclico allarmismo mediatico che li dipinge come pericolosi, diseducativi o causa di comportamenti antisociali. Servizi televisivi poco documentati e pregiudizi radicati nel tessuto culturale italiano alimentano una narrazione distorta della realtà, trasformando il gaming in un comodo capro espiatorio. Eppure, la ricerca scientifica racconta una storia completamente diversa.
Il peso dei pregiudizi culturali
In Italia, soprattutto in alcune aree del Paese, i videogiochi vengono bollati come tempo buttato o roba da bambini. Si crea così un paradosso: se a giocare è un bambino, gli si dice che deve crescere; se è un adulto, viene etichettato come persona senza scopo nella vita. Queste contraddizioni rivelano un problema culturale profondo.
Molti genitori utilizzano i videogiochi come calmanti digitali per i figli, lasciandoli senza supervisione per ore. Quando poi scoprono microtransazioni non autorizzate o comportamenti problematici nei ragazzi, puntano il dito contro il medium invece di interrogarsi sul proprio ruolo educativo. Il videogioco diventa così uno specchietto per le allodole che distoglie l'attenzione dai veri nodi da sciogliere.
I falsi miti più pericolosi
Tra le accuse più frequenti c'è quella di istigare alla violenza o causare reclusione sociale. In realtà, quando una persona passa troppo tempo davanti allo schermo, bisognerebbe chiedersi da cosa fugge e perché il videogioco diventa un porto sicuro. Il problema non è il medium, ma le dinamiche psicologiche sottostanti.
Anche nell'ambito del gioco d'azzardo persistono pregiudizi simili. Nell'immaginario collettivo, le slot sono viste come pericolose o addirittura clandestine, quando in realtà le slot online sono controllate da normative precise. Questo esempio dimostra come la disinformazione colpisca l'intero settore del gaming, impedendo un dibattito razionale basato sui fatti.
Il videogioco è un tramite attraverso il quale si cercano conforto, piacere e relazioni. Non è la causa dei problemi, ma spesso ne è solo il sintomo visibile.
Cosa dice davvero la scienza
Uno studio condotto da università svedesi ha coinvolto 516 studenti delle scuole superiori in un esperimento rivelatore. I ragazzi hanno giocato a “Bad News”, un titolo in cui vestono i panni di chi diffonde fake news. L'obiettivo era familiarizzare con le tecniche di manipolazione: impersonificazione, uso delle emozioni, polarizzazione, teorie del complotto, discredito delle fonti e trolling.
I risultati sono stati sorprendenti. Gli studenti hanno dimostrato di aver migliorato significativamente la capacità di identificare contenuti manipolatori sui social media e di distinguere notizie affidabili da quelle fuorvianti. L'elemento competitivo del gioco ha aumentato i livelli di coinvolgimento, favorendo l'apprendimento.
Ancora più interessante è l'effetto collaterale: i partecipanti hanno sviluppato un atteggiamento più favorevole verso fonti di informazione affidabili. Questi risultati stanno portando all'utilizzo di videogiochi simili in campagne pubbliche contro la disinformazione elettorale.
Il videogioco come strumento di equilibrio
Una persona equilibrata sa gestire il proprio tempo tra impegni lavorativi e momenti di svago. Il videogioco rappresenta una forma di gratificazione necessaria, che permette di mantenere un sano equilibrio psicologico. Chi riesce a darsi permessi e protezione adeguati utilizza il gaming in modo funzionale, non patologico.
Il problema non è mai stato il videogioco in sé, ma l'incapacità di trovare la giusta misura, spesso a causa di dinamiche familiari, sociali o personali più complesse.
Oltre il sensazionalismo
Invece di gridare “al lupo” ogni volta, sarebbe più sensato informarsi correttamente e dotare le persone degli strumenti necessari per navigare un mondo pieno di disinformazione. Le sfide future, dai deepfake all'intelligenza artificiale generativa, richiedono competenze critiche che il gaming può aiutare a sviluppare.
I videogiochi non sono il problema: possono essere parte della soluzione, se solo superassimo pregiudizi e allarmismi infondati.





