Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Onorevoli Rappresentanti del nostro territorio,
Vi scriviamo da Caltanissetta, una città che ormai abita le cronache nazionali quasi esclusivamente per i record negativi di vivibilità o per inchieste che squarciano il velo di una legalità di facciata. Dietro le fredde statistiche, però, batte il cuore di una comunità che sta scivolando verso una depressione civile senza ritorno.
I dati sono impietosi: circa 10.000 persone (secondo i report basati su dati INPS e ISTAT) vivono sotto la soglia di povertà assoluta e oltre il 40% delle famiglie nissene percepisce un reddito inferiore ai 10.000 euro annui. Negli ultimi sette anni, circa 5.000 giovani hanno abbandonato questa terra. Non siamo vittime del destino, ma di un'attesa infinita che ci ha prosciugato l'anima. Siamo un popolo stanco, seduto sulle macerie di un centro storico che non sentiamo più nostro, mentre chi amministra gode di privilegi blindati, parlando di “futuro” da uffici climatizzati che ignorano il degrado, l'odore del guano e, soprattutto, l'abbandono delle nostre strade.
Mentre nei palazzi del potere, a Roma come a Palermo, si discute di strategie a lungo termine e algoritmi del PNRR, Caltanissetta muore di burocrazia e indifferenza. La nostra non è pigrizia: è il peso di vedere i nostri figli fare le valigie perché qui il tempo sembra un cerchio che non si chiude mai. Si parla da anni di università e uffici in centro, ma sono solo parole spese per nutrire carriere politiche o preservare posizioni di privilegio per usufruire il “reddito comunale “. Nel frattempo, il commerciante rimasto solo a difendere la propria vetrina viene schiacciato da IMU e TARI, tasse che sembrano un'imposta sul coraggio e da un'insicurezza che ha trasformato il centro in una “zona franca” per chi non rispetta né le leggi né la convivenza civile.
Siamo ostaggi di un paradosso: istituzioni lente e distanti da una parte, e una giustizia che arriva quando l'impresa è ormai fallita e l'entusiasmo spento. Non si possono integrare gli altri se prima non si integra la comunità residente in un progetto di sopravvivenza. Il nostro centro storico è diventato un “non-luogo”, con 255 saracinesche abbassate solo tra i due corsi principali e il mercato storico, appartamenti distrutti e strade deserte. Il PNRR, che doveva essere ossigeno e lavoro, rischia di rivelarsi un ulteriore debito sulle spalle dei cittadini, tradotto in progetti privi di una reale visione di sviluppo economico per il territorio.
Cosa chiediamo? Chiediamo “miracoli”, interventi immediati guidati da persone competenti che abbiano una visione di città. Chiediamo sicurezza, legalità reale, fiscalità di vantaggio e una progettualità seria.
Signor Presidente, Onorevoli, la Vostra eredità non sarà fatta di discorsi, ma di ciò che resterà di questa città al termine del Vostro mandato. Caltanissetta non vuole morire aspettando una videochiamata dei propri cari dal resto del mondo. Chiediamo dignità. Chiediamo di tornare a essere cittadini italiani di uno Stato che ci protegge, e non di un'amministrazione che ci ignora.
Si potrebbe pensare che questo sia solo uno sfogo esasperato, ma è il realismo brutale che si respira ogni giorno. Chiudiamo questa missiva citando un nostro illustre concittadino onorario, spesso citato ma troppo spesso dimenticato e bistrattato, Leonardo Sciascia: “La speranza è l'ultima a morire, ma a volte morire è l'ultima speranza”.
Noi speriamo che Ella, Signor Presidente, che rappresenta l'unità della nostra Nazione unitamente a tutti i nostri rappresentanti del popolo Nisseno (che avete ricevuto la nostra fiducia) possiate operare per il bene del nostro territorio.
Nell'augurarVi un anno ricco di salute e forza, desideriamo esprimerLe, Signor Presidente, il nostro ringraziamento per il Suo instancabile impegno: che Lei possa restare sempre quel punto di riferimento, il faro della nostra Democrazia e il garante dei valori costituzionali in cui ogni cittadino può riconoscersi e sentirsi protetto.
Con osservanza,
Cosimo Lorina, Giacomo Tuccio e Silvana Turiano





