Il sogno di indossare la divisa della Polizia di Stato torna a farsi concreto per K. L., un giovane ventitreenne di Agrigento che era stato bruscamente escluso dal concorso pubblico per 4617 allievi agenti.
La vicenda nasce da un provvedimento del Ministero dell’Interno che aveva giudicato il ragazzo privo delle qualità morali e di condotta necessarie, basandosi su accertamenti che facevano emergere vecchie frequentazioni con soggetti gravati da precedenti e il diniego di una licenza di porto di fucile dovuto al contesto socio-familiare e in particolare al rapporto di parentela con un soggetto sottoposto ad un procedimento penale. La svolta è arrivata dal Consiglio di Stato.
Con apposito ricorso in appello – proposto nell’interesse del giovane dagli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Daniele Piazza – è stato evidenziato come il giudizio dell'amministrazione fosse parziale e non considerasse l'evoluzione della personalità del ragazzo.
In particolare, gli avvocati Rubino, Piazza e Impiduglia hanno rilevato come gli elementi indiziari usati per l'esclusione fossero risalenti nel tempo e, in un caso, legati a un procedimento penale già archiviato dal GIP di Agrigento.
È stato, inoltre, evidenziato il recente e pregevole curriculum militare dell'interessato, già arruolato nell'Esercito Italiano e impiegato per sei mesi nell'operazione “Strade Sicure” a Roma. I superiori gerarchici avevano descritto il giovane come un militare assolutamente affidabile, leale e dotato di un altissimo senso della disciplina, qualità dimostrate proprio in compiti di vigilanza analoghi a quelli della Polizia.
Con l'ordinanza numero 1266 del 2026, la Sesta Sezione ha quindi ammesso con riserva il giovane alla frequenza del corso di formazione, stabilendo che la condotta eccellente tenuta in servizio nell'Esercito debba essere seriamente comparata con i dubbi sollevati dal Ministero prima di poter emettere un giudizio definitivo sulla sua inidoneità.
Si tratta di una pronuncia che riafferma un principio cardine: il giudizio sulla condotta di un candidato non può essere un automatismo basato sul contesto di provenienza, ma deve considerare l'effettivo percorso individuale e l'evoluzione della personalità. Il merito della questione verrà discusso in una prossima udienza ma il giovane agrigentino potrà da subito frequentare il corso di formazione per allievi agenti.









