In questi giorni, ci giunge notizia di un progetto di consolidamento della rupe su cui è incastonato il Castello di Mussomeli (progetto elaborato nel più completo riserbo), mediante l’invadente uso di tiranti e reti metalliche. Un’operazione che, indiscutibilmente, va a modificare il monumento in modo deteriore e invasivo.
Tale progetto è, tra l’altro, a firma di un gruppo di ingegneri. Ricordiamo che, in Italia, la presenza dell’architetto è obbligatoria per il restauro di monumenti e beni culturali vincolati, in quanto la progettazione richiede competenze specifiche in ambito storico-artistico e di conservazione, sostanzialmente esclusive della figura dell'architetto. Numerose sentenze della Cassazione, del Consiglio di Stato e il R.D. 2537/1925 confermano che la progettazione e la direzione lavori su edifici vincolati, o di interesse storico-artistico, sono di competenza prevalente dell'architetto. Da parte della Soprintendenza, per il rilascio di un'autorizzazione di cui al D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali), il progetto deve essere firmato da professionisti abilitati, tra i quali almeno un architetto specializzato in restauro. Sebbene l'architetto sia fondamentale per l'aspetto storico-architettonico, il restauro può richiedere un team multidisciplinare, come ingegneri per le strutture o restauratori per superfici storiche. Per i monumenti soggetti a vincolo diretto, come il Castello di Mussomeli, la figura dell'architetto è centrale, cioè l'architetto è quasi sempre la figura progettuale di riferimento.
Ciò premesso, il sito è tutelato dal Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta, le cui prescrizioni relative alle aree individuate ai sensi dell’art. 134 del Codice dicono:
6e. Complesso del Castello Chiaramontano.
Livello di tutela 3 – Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate alla fruizione delle vedute e del panorama; la tutela delle emergenze geologiche e geomorfologiche.
In queste aree non è consentito:
attuare le disposizioni di cui all'art. 22 L.R. 71/78 e le varianti agli strumenti urbanistici comunali ivi compresa la realizzazione di insediamenti produttivi, previste dagli artt. 35 l.r. 30/97 e 89 l.r. 06/01 e s.m.i.; realizzare infrastrutture e reti; realizzare tralicci, antenne per telecomunicazioni, impianti per la produzione di energia, anche da fonti rinnovabili escluso quelli destinati all’autoconsumo e/o allo scambio sul posto architettonicamente integrati negli edifici esistenti.
Pertanto riteniamo del tutto improprie le invasive reti metalliche sul peculiare Castello della Provincia di Caltanissetta.
Infatti, in sede di Conferenza dei Servizi, la Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Caltanissetta ha espresso parere favorevole inserendo le seguenti prescrizioni: “VISTAla relazione paesaggistica, la relazione geologica e la relazione generale; ACCERTATA la compatibilità del progetto con i valori paesaggistici riconosciuti
e tutelati dal Piano Paesaggistico, questa Soprintendenza, AUTORIZZA, per quanto di competenza, ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004, i lavori di consolidamento del costone roccioso su cui sorge il Castello Manfredonico di Mussomeli alle seguenti condizioni:
– L'intervento di protezione diffuso, indicato nella relazione geologica come opere di intervento di difesa passiva, non sia effettuato con pannelli in fune ma come suggerito nella stessa relazione “…si può ricorrere anche ad iniezioni nell’ammasso roccioso di miscele appositamente realizzate (sospensioni, soluzioni, emulsioni) che ripristinano la continuità materiale in corrispondenza dei vuoti aumentandone la resistenza meccanica…”
– In ogni caso tutti gli interventi di consolidamento, effettuati anche attraverso iniezioni di miscele cementizie o con altra tecnica, non dovranno avere impatto esteriore sulla ‘rocca’, ritenuta architettonicamente e paesaggisticamente parte integrante del Castello. Pertanto, superficialmente dovrà effettuarsi un intervento di ‘listatura’ delle sarciture con malta la cui colorazione sia simile a quella della roccia.
Traducendo: non è consentito l’uso di reti metalliche.
A seguito di un primo sopralluogo avvenuto in data 30.06.2023 a cui erano presenti i progettisti e il R.U.P. si è stabilito di effettuare un incontro sui luoghi congiunto con i tecnici della Soprintendenza di Caltanissetta al fine di valutare la possibilità di modificare le suddette prescrizioni, in quanto non in grado di garantire un intervento di consolidamento efficace. Durante il sopralluogo congiunto, avvenuto in data 11.10.2023, è stato stabilito di redigere da parte dei progettisti una relazione in cui si evidenziassero le necessità di intervento con un consolidamento diffuso di pannelli in fune.
In data 10 gennaio 2024, la Soprintendenza di Caltanissetta ha emesso il parere, prot. n. 154. In sostanza, a partire dalle motivazioni di carattere strutturale fornite dai progettisti, tutti ingegneri, la Soprintendenza ribalta la prescrizione contenuta nel precedente parere, reso in Conferenza dei Servizi del 10/03/2023, scrivendo che “… il progetto esecutivo non può non prevedereinterventi puntuali di chiodature profonde e consolidamento corticale con pannelli in fune…”. E ancora: “Ritenuto prioritariamente che ogni intervento inerente il ‘Castello di Mussomeli, ivi compresa la rocca ove esso sorge deve essere orientato a salvaguardare il pregio architettonico dell’immobile nella sua complessiva e originaria struttura. Considerate tuttavia le motivazioni con relative condizioni, rappresentate nella succitata nota n. 6637 del 15/11/2023 di codesto Ufficio, con la presente si prende atto di quanto in essa espresso, ritenuta prioritaria la messa in sicurezza della rocca. Ribadendo tuttavia che la suddetta rocca è parte integrante del bene monumentale denominato ‘Castello di Mussomeli’ si raccomanda di adottare tutte le misure idonee a mitigare l’impatto visivo dell’intervento in parola, da concordare in fase esecutiva con questa Soprintendenza”.
Le reti, va sottolineato, svolgono una funzione passiva, in quanto non impediscono il distacco del materiale, ma intervengono solo a contenimento del crollo. Quando invece è necessario impedire il distacco di un concio deteriorato (ad esempio in murature o elementi lapidei ammalorati), si deve ricorrere a interventi attivi, come:
- cuciture armate (ad esempio con barre o trefoli in acciaio inox o materiali compositi, a seconda del contesto);
- iniezioni di consolidamento, effettuate con malte compatibili oppure eventualmente perni o ancoraggi localizzati per migliorare la connessione tra conci.
- Interventi di chiodatura e tirantatura con barre Dywydag, già effettuati con successo con l’ausilio di rocciatori specializzati.
Ci chiediamo, inevitabilmente: come può il consolidamento corticale con pannelli in fune garantire il mantenimento del superbo, peculiare aspetto esteriore del bene vincolato, cioè il Castello di Mussomeli? Di fatto si consente di modificare fortemente l’immagine storicamente consolidata del Maniero più bello dell’Isola, quando esistono, e la stessa Soprintendenza li aveva indicati, metodi molto meno invasivi per assicurare il consolidamento del complesso Rupe-Castello.
Fermo restando la contestazione di illegittimità di un progetto di tale delicatezza affidato a soli ingegneri, nella relazione tecnica si legge: “Durante i secoli trascorsi e specialmente durante gli ultimi decenni sono caduti dei massi, più o meno voluminosi, che vanno depauperando la bellezza della rupe e che minacciano le strutture murarie del Castello che, con la sua maestosità è monumento da salvaguardare”. Pertanto, non possiamo non ribadire che il previsto progetto di consolidamento della rupe viola in modo rilevante la straordinaria immagine del Castello e della Rocca.
Per quanto sopra esposto, si chiede agli Enti in indirizzo l’immediata sospensione dei lavori, l’integrazione, nel gruppo dei progettisti, di almeno un architetto di provata esperienza nel campo del restauro dei Beni Monumentali, il ripristino del primo parere della Soprintendenza reso in Conferenza dei Servizi. Insomma: si chiede l’utilizzo di tecniche di consolidamento del Castello che impediscano, di fatto, lo stravolgimento dei valori estetici del complesso Rupe-Maniero.
Prof. Leandro Janni Vicepresidente regionale di ITALIA NOSTRA SICILIA
Arch. Giovanni Crisostomo Nucera
Progettista e direttore dei lavori di consolidamento
Ing. Giuseppe GaetaCalcolista e progettista degli interventi strutturali dei lavori di consolidamento
Arch. Alessandro Salvatore Ferraragià Soprintendente di Ragusa e Dirigente BB.CC.AA. Soprintendenza di Caltanissetta
Il Castello di Mussomeli, noto anche come Castello Manfredonico, è una fortezza eretta tra il XIV e il XV secolo su una rupe di eccezionale bellezza, a due chilometri ad Est di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta. Si può ben dire che è il maniero più straordinario della Sicilia, e non solo.
Le tracce architettoniche più antiche del sito risalgono agli anni della dinastia sveva del Regno di Sicilia. Il Castello fu poi edificato tra il 1364 e il 1367 da Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica,mentre le sue forme attuali si devono soprattutto all'intervento operato all'inizio del XV secolo dai Castellar, signori di Mussomeli. Oltre alla Cappella, grande importanza riveste la ‘Sala dei Baroni’, ambedue con ingresso dal recinto interno, con la Sala che, grazie a fantastici finestroni a doppia bifora, offrono una vista panoramica spettacolare sulla valle circostante, incastonate nell'architettura chiara montana del XIV secolo. La sala, caratterizzata da archi a sesto acuto e volte a crociera, riflette lo stile gotico dell'intera fortificazione arroccata su una rupe calcarea. Le finestre si inseriscono nel contesto di stanze decorate e portali gotici, tipici dello stile imposto da Manfredi III Chiaramonte nel 1370.
Il castello sorge su uno sperone di roccia alto 80 metri, garantendo dalle finestre della Sala dei Baroni una vista dominante e strategica sulle campagne di Mussomeli e oltre.
Sulla corte si affacciano dei pregiati portali in stile chiaramontano. Interessanti pure la‘Sala del Camino’ e la ‘Sala da Pranzo’, caratterizzate da elementi gotici,e la ‘Camera da Letto’ del conte, a doppia volta a crociera. Da ricordare ancora l'Armeria, la cosiddetta ‘Camera della Morte’, la ‘Stanza delle tre Donne’, legata a una delle leggende che riguardano il Maniero, e il carcere feudale. All’interno, altri particolari danno la dimensione dell’accuratezza nella quale vivevano i reali, come il bagno accanto alla ‘Camera da Letto’. All'esterno si notano il ricovero del Corpo di Guardia e la Cappella, dedicata prima a San Giorgio, protettore dei Chiaramonte, e dopo alla Madonna della Catena, probabilmente con ispirazione nata dalla presenza dai carcerati.
Nel 1391 il maniero entrò in possesso di Andrea Chiaramonte, che ebbe dei seri contrasti con la regina di Sicilia, Maria, tanto da essere giustiziato l'anno successivo.
La rocca passerà ai Moncada e, più tardi, in modo definitivo, ai Lanza: Cesare Lanza, nel 1564, acquisirà il rango di primo Conte di Mussomeli. Suo figlio Ottavio, nei primi anni del Seicento, decise di abbandonarla e adibirla a carcere: poi verrà lasciata alla mercé delle intemperie e ciò la salvaguarderà, almeno, dai rifacimenti secenteschi e settecenteschi, con la conservazione dell'aspetto originario, seppure degradato.
Il castello venne restaurato nel 1911, a cura dell'architetto Ernesto Armò, che operò secondo il principio della conservazione, osando però completare elementi architettonici degradati o incompiuti. Il restauro del Castello Manfredonico di Mussomeli, guidato dall'architetto palermitano all'inizio del Novecento, siamo nel 1909, ha rappresentato un significativo intervento di ripristino in stile, influenzato dalla cultura del Gothic revival, un movimento architettonico e artistico del XIX secolo, nato in Inghilterra per rievocare le forme medievali gotiche in contrapposizione al neoclassicismo. Commissionato dalla famiglia Lanza, l'intervento mirava a recuperare l'antico splendore del maniero chiaramontano. Armò, formatosi in ambiente piemontese, ha adottato un approccio ‘boitiano’, cioè legato alla scuola di Camillo Boito, puntando a un restauro che coniugava storia, modernismo e ripristino filologico.
Il restauro si è concentrato sulla conservazione delle strutture trecentesche, intervenendo su torri e ambienti interni per preservare l'impronta chiaramontana. L'opera ha trasformato il castello, rendendolo una delle fortezze meglio conservate e iconiche della Sicilia, spesso citato in studi e pubblicazioni di architettura e storia dell'arte.
Altri importanti restauri sono stati effettuato alla fine del XX secolo e all'inizio del XXI, tra cui il recupero della vecchia Scuderia, attraverso un intervento di astrazione formale che ha restituito l’ambiente alla sua forma originaria e al suo utilizzo, nello specifico destinato ad uso ricreativo e convegnistico. Anche il percorso per il raggiungimento del Mastio è stato ripristinato, con conseguente utilizzo dei visitatori.
Un altro grande e importante intervento riguardò, circa vent’anni addietro, il consolidamento del costone e del fianco est del Castello. Venne studiato con attenzione lo sciame di lesioni che interessava la parete orientale della Sala dei Baroni, parete già in gran parte ricostruita dall’Armò ai primi del novecento e riparata, con cementazioni e catene, negli interventi dei primi anni '80. Essa presentava due estese e profonde lesioni sub verticali agli attacchi sud e nord degli spigoli che la delimitavano e uno sciame di lesioni e microlesioni, sempre sub verticali, per tutta la sua estensione, che interessavano anche la sottostante ‘Sala della Armi’. Tra la primavera e l'estate del 1996, gli appoggi delle capriate della copertura hanno subito una traslazione apprezzabile verso est, accentuando la tendenza del muro a precipitare. Anche il sistema delle cisterne avrebbe potuto giocare un qualche ruolo sul danno accertato. Una prima serie di azioni ha riguardato lo studio diretto del fenomeno attraverso un complesso di indagini multidisciplinari condotte da architetto, geologo e ingegnere.
Le lesioni riscontrate tra la parete Sud e i muri trasversali, insieme allo spostamento degli appoggi delle capriate di copertura, evidenziavano una rotazione per ribaltamento della parete stessa.
Per approfondire il fenomeno, sono state condotte diverse operazioni di monitoraggio e verifica su tutti gli elementi strutturali coinvolti.
Dalle indagini è emerso che la causa del ribaltamento non era legata a un sovraccarico dei solai, come ipotizzato in precedenza, bensì alla spinta esercitata da un cuneo di terreno situato tra la superficie inclinata della roccia e la parete longitudinale Sud-Est.
Questa condizione non era stata compresa durante gli interventi precedenti, che avevano previsto la rotazione dei solai nel tentativo di alleggerire la parete soggetta a ribaltamento.
Per eliminare la causa del dissesto è stata realizzata una paratia tirantata di ridotto spessore, completamente interrata e non visibile, con la funzione di contenere la spinta del cuneo di terreno responsabile delle deformazioni.
Il Castello Manfredonico, oltre alla sua mimetizzazione nella roccia calcarea, all'impervia e solitaria posizione, simile ad un “nido d'aquila”, che lo differenzia da altri fortilizi, connotando fortemente il paesaggio, acquistò rinomanza, anche fuori della Sicilia, tanto che lo volle visitare anche il kaiser Guglielmo II di Germania, per le leggende e le storie che riguardavano le sue mura.
In conclusione possiamo dire che non sarebbe esistito il Castello se non ci fosse stata la magnifica roccia calcarea. Di certo, la struttura e l’estetica della roccia e lo splendido Castello di Mussomeli sono un unicum straordinario, una rarità impareggiabile nel vastissimo catalogo dei manieri esistenti.








