La comunità sportiva di Caltanissetta piange la scomparsa di Antonio Lo Piano, presidente della Caltanissetta Soccer, morto dopo aver affrontato con coraggio una malattia che ha combattuto fino all’ultimo giorno.
Dirigente appassionato e uomo di grande signorilità, Lo Piano ha dedicato gran parte della sua vita al calcio giovanile, offrendo a tanti ragazzi della città l’opportunità di crescere attraverso lo sport e di vivere l’esperienza della squadra. Il suo impegno, alimentato da passione, sacrificio e senso di responsabilità, ha lasciato un segno profondo nella comunità sportiva nissena.
Il Delegato Provinciale Giorgio Vitale, il Vice Delegato Roberto Morgana e tutti i componenti della Delegazione Provinciale hanno espresso il loro cordoglio, ricordando in particolare le qualità umane di Lo Piano e la gentilezza che ha sempre caratterizzato il suo rapporto con collaboratori, atleti e appassionati di calcio.
La sua scomparsa rappresenta una perdita significativa non solo per la Caltanissetta Soccer, ma per l’intero movimento sportivo cittadino, che oggi lo ricorda con affetto e riconoscenza per il contributo instancabile e per l’esempio di dedizione che ha saputo trasmettere.
Sono tantissimi, intanto, i messaggi di cordoglio comparsi sui social. In molti hanno voluto ricordare il presidente Lo Piano non solo per il suo ruolo nella società calcistica, ma soprattutto per il suo impegno nel promuovere i valori dello sport, del rispetto e della sana competizione tra i più giovani.
Tra i messaggi pubblicati su Facebook c’è quello di un allenatore che lo ricorda con parole cariche di gratitudine: “Cade il corpo, ma non l’ideale: lui è stato la prova vivente di cosa significhi davvero fare sport. Caro presidente, le sarò grato per sempre per l’opportunità che mi ha dato guidando la sua squadra. Insieme abbiamo assaporato il gusto amaro della sconfitta e l’adrenalina della vittoria, ma il nostro obiettivo non è mai stato soltanto il risultato sportivo. C’erano motivi più nobili: imparare a stare al mondo, confrontarsi con gli altri, crescere. Il fair play e il rispetto non erano accessori, ma la base di tutto”.








