Le deposizioni di Gianni Di Vita e della figlia Alice, unici superstiti della famiglia, non dissipano del tutto i dubbi sulla morte per avvelenamento della quindicenne Sara, figlia dell’uomo, e della madre Antonella Di Ielsi. Le loro ricostruzioni coincidono, ma non risultano pienamente persuasive agli investigatori. La lunga giornata in questura a Campobasso è iniziata alle 10 ed è terminata in tarda serata. Padre e figlia hanno risposto fino alle 20, senza legali al seguito, in qualità di persone informate sui fatti, alle domande della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Squadra mobile, Marco Graziano. L’inchiesta verte sui decessi avvenuti tra il 23 e il 24 dicembre, riconducibili con ogni probabilità alla ricina, una tossina rara a rilascio lento. Alle 20 è stata ascoltata anche una cugina dell’ex sindaco di Pietracatella, vicina dell’abitazione dove i due si sono trasferiti dopo la tragedia. “Sono tranquillissimo e sono addolorato per quello che è successo”, ha dichiarato tramite il suo avvocato, Arturo Messere, Gianni Di Vita. Tra i prossimi passi è previsto un nuovo sopralluogo nella casa di famiglia, posta sotto sequestro dallo scorso dicembre. Sin dalle prime battute, gli inquirenti di Campobasso—che avevano ipotizzato l’omicidio colposo per cinque medici dell’ospedale Cardarelli—hanno privilegiato la pista dell’avvelenamento. L’abitazione non è mai stata restituita, nonostante i sequestri di alimenti e acqua, possibili veicoli della sostanza tossica. Le indagini esplorano anche la sfera privata, tra eventuali contrasti e liti. È atteso a breve, già in settimana, un nuovo accesso nell’immobile di Pietracatella. Dopo l’anticipazione dell’esito della perizia eseguita al Centro antiveleni di Pavia sui campioni di sangue e sui capelli delle vittime, con l’individuazione del veleno, il fascicolo è passato per competenza a Larino. Contestualmente, l’ipotesi di reato è stata riqualificata in duplice omicidio premeditato contro ignoti. Sotto esame pure i regali ricevuti dalla coppia—strenne natalizie a base di cibo e bevande—congelati e in attesa del riscontro tecnico, al momento comunicato solo verbalmente da Pavia. La Procura attende anche gli esiti degli esami sui campioni ematici e piliferi di Di Vita, che aveva accusato un malore, senza che in ospedale fosse rilevata la presenza di veleni. Secondo la cronologia ipotizzata, l’avvelenamento sarebbe avvenuto tra la sera del 23 dicembre, quando Alice era fuori a mangiare una pizza, e il 24, giorno in cui la famiglia ha consumato un pasto dai nonni. La mattina di Natale, nella casa di Pietracatella, madre e figlia hanno accusato nausea, forti dolori e vomito; si sono recate al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso, da cui sono però state dimesse. Le condizioni sono precipitate in poche ore: tra la sera del 27 e la mattina del 28 dicembre sono morte prima Sara, poi Antonella Di Ielsi, 50 anni. Alice e il padre erano già stati ascoltati due volte dalla Squadra mobile nella fase iniziale dell’inchiesta, prima del trasferimento del fascicolo a Larino; è la prima audizione dopo il rinvenimento di tracce di ricina. Nei giorni scorsi gli investigatori hanno sentito una ventina di persone, tra parenti e amici. Proseguono infine gli accertamenti sulla provenienza della sostanza: si cercano online eventuali tracce di ricerche o tentativi di acquisto.







