«Se non ti senti più la benvenuta in un posto, lascialo e crea il tuo proprio spazio». È il mantra che ha guidato Gianna Tagliaferri, 58 anni, originaria di Colleferro, nel voltare pagina due volte: prima nella vita privata, poi sul lavoro. Dopo oltre vent’anni in una profumeria di nicchia nel centro di Roma, dove era assunta a tempo indeterminato come commessa, quattro anni fa ha rassegnato le dimissioni immediate. Un gesto ponderato, maturato nel tempo, mentre cambiavano le scelte aziendali — che rispettava ma non condivideva — e cresceva il disagio. Sulle sue spalle, oltre a tutto, c’era Veronica, la figlia allora 22enne iscritta a Giurisprudenza. «Io ero separata da cinque anni. È stata quella prima esperienza di distacco ad avermi aiutato a capire che, quando le cose non vanno e si è tentato in ogni modo di farle funzionare, bisogna lasciarle andare, costi quel che costi. Così, di nuovo, invece di continuare a recitare nella mia vita, ho scelto di viverla». In una realtà di provincia dove “ci si conosce tutti”, il prezzo del giudizio è stato alto: «Di amici, tra i più insospettabili. Già ero la donna che la mattina usciva di casa per andare a lavorare a Roma e rientrava la sera. Con la separazione, la cosa più facile da pensare è stata che ci fosse un’altra persona. Ma non era così. Dalla mia parte, però, c’erano i miei genitori, proprio loro di cui invece avevo il pensiero. Mi hanno detto che se non mi sentivo appagata, soddisfatta, felice, era giusto cambiare e che se avevo deciso, a loro andava bene». Il malessere in negozio, col tempo, è diventato insostenibile. «La sensazione di malessere era da tempo costante. È stata una riflessione profonda a guidarmi. Quando ho dato le dimissioni immediate, consapevole di non avere altro tra le mani, non è stata un’alzata di testa, avevo Veronica da crescere, innanzitutto». Era agosto. In famiglia pensarono a semplici ferie. Poi, con l’inizio di settembre, il telefono ha ripreso a squillare: i rappresentanti con cui intratteneva rapporti l’hanno cercata come sempre. «A quel punto racconto di essermi licenziata e che cercavo lavoro. Tante aziende, da quel momento, mi hanno offerto un’assunzione a delle buone condizioni. Mi ha fatto piacere, perché sapevo bene che per una donna di 53 anni non era scontato ricollocarsi. Senza dimenticare che nel nostro Paese vogliono persone capaci e competenti, senza essere disposti a pagare per il livello di professionalità richiesto». La svolta è arrivata da una cliente, che le ha proposto di affittare un suo locale e fare il grande salto: mettersi in proprio. «Nel giro di 10 giorni mi sono ritrovata a decidere se farlo e ho scelto di provarci. Ho aperto questa mia profumeria con tanti debiti. Ancora oggi, a distanza di quattro anni, lavoro almeno 10 ore al giorno e quando ho degli appuntamenti, anche la domenica. È strano il destino, mi ha riportato nella stessa zona in cui si trova il negozio in cui stavo prima». In via Ludovisi, a due passi dal suo passato, è nato “Settimo senso”: «perché al sesto qualcuno ci arriva, ma andare oltre è raro. Io ce l’ho avuto, guardandomi indietro». Il concept store è un piccolo salotto della bellezza, per la persona e per la casa, con un via vai sorridente e un’aria distesa. Tra i frequentatori figurano alcune esponenti della famiglia reale Al Thani del Qatar quando sono a Roma per lo shopping, signore di antiche casate capitoline e attrici come Clara Galante. «Una volta il cantante Sting e la sua famiglia sono venuti per tre giorni di seguito. Avevano molta fretta, ma amavano le mie fragranze, alcuni brand di nicchia sono sostenibili». All’ingresso, un libro raccoglie pensieri e ringraziamenti; tra le pagine, compaiono persino bozzetti di artisti affermati. «Sono gesti che mi rendono soddisfatta. Oggi sono pure più serena, rispetto a quando, con tutti i miei debiti, quattro anni fa mi ero messa a lavorare a testa bassa. Ma come i miei genitori, che non avevano nulla e si sono costruiti da zero, giorno dopo giorno, anche io ho avuto sempre tanta voglia di fare e senza paura», racconta Tagliaferri. L’orgoglio più grande resta Veronica, sempre più risoluta: «Ha vissuto i miei momenti e tra silenzi e riflessioni di valutazione, sa compiere le sue scelte con forza. Mi riconosco tanto in lei. A volte dobbiamo avere più coraggio e, sempre rispettando gli altri, dare il giusto valore a noi stessi».








