Le sentenze, nel nostro ordinamento, sono emesse in nome del popolo italiano e la giustizia è amministrata in nome del popolo. L’articolo 1 della Costituzione sancisce che la sovranità appartiene al popolo. Il popolo italiano, il 23 marzo dell’anno corrente, attraverso il voto, costituzionalmente protetto, ha deciso di non confermare la volontà di una maggioranza parlamentare che aveva legiferato per la separazione delle carriere dei magistrati. Tale volontà popolare, risulta evidente, va rispettata così come noi avvocati penalisti italiani rispettiamo tutte le sentenze emesse ogni giorno dai Tribunali che condannano o assolvono gli imputati accusati di reati più o meno gravi.
Gli Avvocati penalisti italiani, di cui mi onoro farne parte da oltre 40 anni, (permettetemi la sottolineatura) per la lunga storia che rappresentano si sono sempre battuti per la difesa delle libertà sacrificando talvolta in nome di esse persino la loro vita.
Ai tantissimi giovani che hanno votato NO vorrei ricordare loro : Fulvio Croce, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino ed ex partigiano, barbaramente ucciso dalla Brigate Rosse , il 28 aprile 1977, sol perché chiamato, al fine di garantire lo svolgimento di un regolare processo, quale difensore d’ufficio degli imputati brigatisti che avevano revocato il mandato ai lori difensori di fiducia; l’Avvocato Giorgio Ambrosoli, assassinato l’11 luglio 1979 perché non volle tacere gli illeciti del bancarottiere Michele Sindona e di altri mafiosi, politici e non; l’Avvocato Serafino Famà, assassinato sotto lo studio la sera del 9 novembre 1995 perché, in un processo ad un boss, aveva consigliato a una teste di non deporre in suo favore; l’Avvocato Enzo Fragalà, ucciso, per mano mafiosa, il 26 febbraio 2010 sotto lo studio come Famà, e tanti altri come Massimo D’Antona e Marco Biagi. Sono ben 36 gli avvocati uccisi in 70 anni.
Lo slogan di questa campagna elettorale da parte dei sostenitori del NO è stato “Giù, le mani dalla Costituzione, la Costituzione non si tocca! “.
Ma quale attacco alla Costituzione? Era forse in gioco la sovranità popolare? Era forse in gioco il diritto di voto? Era forse in gioco la libertà di pensiero? Il diritto di sciopero? La libertà di religione?
Ma veramente qualcuno votando NO ha potuto pensare che gli Avvocati penalisti italiani, promotori da sempre e sostenitori della riforma costituzionale, potessero essere la mano armata contro le guarentigie della Costituzione?
Taluno ha persino invocato impropriamente (ignorando anche i princìpi ispiratori del processo penale accusatorio che prevede , tra l’altro, la separazione delle carriere) Sandro Pertini a difesa della Costituzione “messa in pericolo” dai sostenitori del SI.
Padre dell’attuale codice di procedura penale, di impronta accusatoria, è stato Giuliano Vassalli, socialista e partigiano che organizzò nel gennaio 1944, durante la Resistenza, la fuga dal carcere di Regina Coeli di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, futuri Presidenti della Repubblica. Giuliano Vassalli, catturato e torturato dalle SS non pronunciò parola !
La riforma bocciata non scardinava la costituzione repubblicana anzi la rafforzava e la adeguava a tutte le altre democrazie. Un vero peccato!
Noi Avvocati penalisti ogni giorno rispettiamo le sentenze e ogni giorno, quelle che riteniamo ingiuste, le impugniamo fin dove la legge lo consente. Il verdetto referendario è inoppugnabile . E’ innegabile: siamo delusi, angosciati, rabbuiati. Ci rammarichiamo di non essere stati compresi e confessiamo che oggi ci sentiamo impotenti così come quando una sentenza di condanna, ritenuta ingiusta e divenuta definitiva, porta in carcere un innocente.
Mariagrazia Orlandi, nel suo lavoro “La nuova cultura del giusto processo nella ricerca della verità” ricorda quanto ebbe a dire Leopold Sedar Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, un uomo che ebbe il dono del dialogo con tutti e che volle mettere la poesia al servizio della politica: “La vera cultura è mettere radici e sradicarsi, mettere radici nel più profondo della terra natìa, nella sua eredità spirituale, ma anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere“.
“E’ un impegno di ciascuno, scrive Mariagrazia Orlandi , conoscere il mondo da cui si viene, al pari di un uomo che, senza memoria, non può vivere ed avere consapevolezza della propria esistenza. Confrontarsi con gli altri, , tutti gli altri anche lontani, diversi è uno stimolo imprescindibile nella vita di oggi”.
Certo è che noi avvocati penalisti non molleremo!
Caltanissetta,24 marzo 2026
Avv. Giuseppe DACQUI’







