La separazione delle carriere scandalosa per taluni in Italia, è principio sacrosanto in tutti i paesi democratici in cui vige il processo accusatorio. Il processo penale accusatorio in Italia è entrato in vigore nel lontano 1989 attraverso la forte spinta di un ex partigiano, antifascista, socialista, l’allora ministro della giustizia, il compagno Giuliano Vassalli. Vassalli, pur rendendosi conto che il nuovo codice di procedura penale aveva bisogno degli aggiustamenti, tuttavia accelerò la sua entrata in vigore per porre fine al più presto all’orrendo codice di rito inquisitorio di impronta fascista. Per i non addetti ai lavori, tra i princìpi fondamentali del processo accusatorio vi è la separazione dei poteri giurisdizionali.
In Inghilterra, in tutti paesi anglosassoni, negli Stati Uniti d’America la separazione dei poteri non è applicata solo alla separazione fra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, (separazione concepita a suo tempo per proteggere i cittadini dall’arbitrio insito in una concentrazione di questi poteri nelle stesse mani) ma viene applicata fin dentro la stessa funzione giurisdizionale. Il potere di privare i cittadini della libertà è troppo importante e delicato per affidarlo nelle mani di un unico corpo. Il cosiddetto” Codice Vassalli” entrò in vigore attraverso il voto dei partiti del centro sinistra e dell’ allora Partito Comunista Italiano che si trovava all’ opposizione .
Dieci anni dopo, nel 1999, fu riformato l’articolo 111 della Costituzione che ha introdotto il principio della terzietà e imparzialità del giudice. Tale modifica costituzionale fu fortemente voluta dall’Unione delle Camere Penali Italiani ( che anche oggi sostiene con vigore l’attuale riforma di grande civiltà giuridica) e approvata dal governo dell’ Ulivo guidato da Massimo D’Alema e da parte anche delle forze del centro- destra. Oggi, molti della sinistra dimostrano di avere la memoria corta o, per ragioni anagrafiche, di non conoscere la storia.
Io che sono uomo di sinistra, mi rammarico per quest’ ondata di campagna elettorale violenta, piena di odio e di mistificazione nei confronti di una riforma costituzionale che va a completare il processo penale accusatorio e a mettersi in linea con gli altri sistemi democratici.
Molti anni fa, ai tempi in cui frequentavo il liceo, durante un’assemblea , cui partecipò l’allora onorevole Mario Arnone, deputato del Partito Comunista Italiano, a uno studente di destra che affermava delle cose un po’ strampalate , Arnone gli rispose che la storia non si studia sui “Bignami”. Oggi a molti giovani “leaders” politici sia di destra che di sinistra, occorre dire loro che la storia non si impara sui “suntini”, ma bisogna conoscerla, studiarla e interpretarla. La storia ci insegna che le forze di sinistra si sono sempre contraddistinte per la difesa dei princìpi di uguaglianza, di libertà e di difesa delle persone più deboli.
Enrico Berlinguer, capo storico negli anni 70 del Partito Comunista Italiano, si batté molto per la difesa di questi principi fondamentali dell’uomo. Tanti giuristi di varie estrazioni ma soprattutto di sinistra si sono schierati in favore della attuale riforma costituzionale.
L’avvocato Vittorio Chiusano, molti anni fa, a un rappresentante di ANM che in tema di separazione delle carriere lo avvertiva che allontanando il pubblico ministero dal giudice si sarebbe corso il rischio di far perdere al pubblico ministero quella cultura della giurisdizione che oggi gli consente di ispirare la sua azione a interessi generali di giustizia e che si trasformerebbe in un implacabile accusatore dell’imputato deciso a perseguire con ogni mezzo la condanna dell’imputato, egli rispose in questo modo: “ Noi vi ringraziamo per la generosa preoccupazione che mostrate nei nostri riguardi. Ve ne siamo sinceramente molto grati: ma, vedete, noi preferiamo correre il rischio di parzialità dell’accusatore. Anzi, per dirla tutta addirittura lo auspichiamo. Sì, vogliamo un pubblico ministero accusatore! L’esperienza e la storia del processo insegnano che, ogni qualvolta il pubblico ministero abbandona, perde la sua tipica funzione di accusa, poi a recepirla è inevitabilmente il giudice che si converte in accusatore, colmando il vuoto lasciato dal pubblico ministero; e la prospettiva di un giudice-accusatore ci preoccupa infinitamente di più di quella di un pubblico ministero implacabilmente accusatore”.
Con questa splendida analisi e con fine umorismo, l’avvocato Chiusano, scriverà Paolo Ferrua, altro luminare del diritto processuale penale, poneva bene in luce la natura del processo che è come un campo di forze in delicato equilibrio tra loro: quando una funzione vacilla, è probabile che a supplire alla carenza provveda il titolare di una diversa funzione, compromettendo l’ordinato e fisiologico svolgimento della propria. Noi penalisti italiani rectius noi avvocati, di destra, di sinistra, di centro, saremo sempre in prima linea a difendere i princìpi fondamentali di imparzialità, indipendenza ,terzietà del giudice.
Avvocato Giuseppe Dacquì







