Undici condanne per una sommossa in carcere. Tutti, a quel tempo, detenuti del «Malaspina» di Caltanissetta. Un ammutinamento, con tanto di minacce più che esplicite che, in particolare uno di loro, avrebbe rivolto al comandante di reparto. La condanna più severa, con 2 anni e 6 mesi di reclusione, è stata inflitta al trentacinquenne palermitano Salvatore Verga. Seguono, con un anno e 3 mesi a testa, il trentaquattrenne Pietro Aiello, il trentenne Francesco Paolo De Luca – entrambi palermitani – il quarantaquattrenne Massimo Grasta, i trentacinquenni Michele Eros Fiandaca e Kristian Michele Guagliardo – nisseni – il trentottenne Carmelo Gerbino di Messina, il cinquantenne Sebastiano Lanzafame, il quarantaduenne Cesare Lizzio e il ventisettenne Pietro Pulvirenti, gli ultimi tre catanesi. Chiude il quadro il cinquantenne Pietro Seggio di Palermo, con nove mesi di reclusione. Agli undici imputati (assistiti dagli avvocati Ernesto Brivido, Maria Francesca Assennato, Antonio Impellizzeri, Giacomo Butera, Giulio Bonanno, Giacomo Vitello, Salvatore Forello, Nicola Gaudino, Letizia Catania, Rosario Arena, Chiara Maria Russo e Mario Collodoro) è stata contestata l'ipotesi d'interruzione di pubblico servizio e in più, soltanto Verga, anche per l'accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Era la mattina del 22 dicembre di cinque anni fa, quando è esplosa la ribellione di un gruppo di reclusi che si sarebbe rifiutato di entrare nella sala socialità, nel cortile passeggi e in cella. E verga avrebbe minacciato anche il dirigente della polizia penitenziaria con una espressione del tipo «Scafazzato che non sei altro… voi qua non comandate… non hai capito che ti metto un carcere sotto sopra». E lo stesso Verga, rivolgendosi sempre allo stesso comandante di reparto, lo avrebbe minacciato intimandogli di ritirare un provvedimento disciplinare per episodi di tre giorni prima, altrimenti avrebbe «infiammato la sezione con maggiori disordini», ricorrendo a ogni mezzo.









