Una nuova variante del Covid si sta propagando con rapidità, in particolare negli Stati Uniti e in Thailandia. Si tratta della BA.3.2, battezzata “Cicada”. Identificata per la prima volta in un campione respiratorio prelevato in Sudafrica nel novembre 2024, è rimasta a lungo sotto traccia. Nonostante la crescita veloce, al momento non desta particolare allarme: gli esperti sottolineano che finora non emergono segnali di maggiore virulenza né evidenze di quadri clinici più severi rispetto alle varianti circolate nell’ultimo inverno. Il primo caso statunitense è stato individuato in un viaggiatore giunto a giugno 2025 e, oggi, la variante risulta presente in oltre venti Paesi. “Cicada” è monitorata da organismi internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, che la inseriscono tra le “Variant Under Monitoring”, ossia le varianti da tenere sotto osservazione. BA.3.2 discende dalla vasta famiglia di Omicron e presenta tra 70 e 75 mutazioni sulla proteina Spike, la porzione del virus che consente l’ingresso nelle cellule umane e rappresenta il principale bersaglio dei vaccini. Proprio per queste marcate differenze, gli specialisti avvertono che l’attuale vaccinazione anti-Covid potrebbe risultare meno performante. Ciò non significa che immunizzarsi sia inutile: numerose evidenze dimostrano che i vaccini continuano a ridurre il rischio di ricovero e decesso. È possibile, tuttavia, che il sistema immunitario impieghi più tempo a riconoscere la nuova variante e a sviluppare anticorpi e protezione. Quanto al quadro clinico, “Cicada” appare associata prevalentemente a sintomi lievi o moderati, senza indicazioni di un aumento della gravità o dei ricoveri rispetto alle precedenti mutazioni di Omicron. La trasmissione può essere contenuta applicando le misure ormai note: tutela dei malati cronici e delle persone anziane e fragili; permanenza a casa in presenza di sintomi; corretta igiene delle mani e rispetto dell’etichetta respiratoria.









