Il vice presidente del Consiglio arriva al Politeama di Palermo intorno alle 11. Prima, il passaggio da Palazzo d'Orleans per un vertice col presidente della Regione siciliana Renato Schifani, nel corso del quale sono stati concordati interventi per le imprese. Ma il caso dell'indagine che ha coinvolto il deputato regionale di Fi, Michele Mancuso, aleggia sul teatro pieno. E finisce nelle domande al segretario nazionale del partito Antonio Tajani. Che rivendica l'essenza garantista personale e del partito: «Non c'è – ha detto – una questione morale in Sicilia. Se ci sono delle persone indagate che poi verranno condannate perché hanno commesso delle cose in contrasto con la legge ne subiranno le conseguenze. Per me comunque in democrazia – ha aggiunto – vale sempre la presunzione di innocenza».
Resta il tema, però, della selezione della classe dirigente dei partiti, che secondo Tajani «vale in tutta Italia, per tutti i partiti, non vale solo per Forza Italia, perché ho avuto lo stesso atteggiamento che oggi ho in Sicilia. Quando la sinistra – ha ricordato – è stata travolta da un’inchiesta giudiziaria a Milano, ad esempio. Quindi, la selezione riguarda tutti quanti e poi le responsabilità penali sono personali. Però un conto è essere indagati e un conto è essere colpevoli. Io sono garantista per tutti, poi vedremo. La giustizia deve fare il suo corso, ma io sono così. La giustizia a orologeria non mi piace tanto». Per il vicepremier, anche nel caso di Mancuso bisognerà vedere «se saranno dimostrati i fatti – dice – chi è responsabile dovrà trarre le conseguenze, ma per me vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Sono garantista con tutti e non a seconda della maglietta che indossa una persona indagata, lo sono per quelli di Forza Italia come sono per quelli del Pd».







