Era incinta Alejandra Nigrotti, la 29enne trovata morta ad Ascoli Piceno, insieme al compagno Evandro Marovelli, 32 anni, in una tenda allestita sul greto del fiume Tronto vicino al cimitero cittadino. Fatali, secondo l’ipotesi investigativa privilegiata, le esalazioni di monossido di carbonio da una stufa che la coppia aveva usato per riscaldarsi e proteggersi dal freddo pungente della notte. Nella mattina di sabato il macabro ritrovamento nella tenda con i corpi vegliati per ore dal cagnolino con cui Evandro era visto spesso passeggiare.
Una dramma della povertà, del disagio, che lascia però increduli coloro che conoscevano le due vittime: di entrambi, Alejandra, di origine colombiana, ed Evandro, di origine brasiliane, solari e sorridenti, nonostante le difficoltà, nulla faceva presagire la tragedia che poi si è consumata. La domanda che aleggia intorno a questa vicenda è perché si trovassero in quella tenda? La coppia, che si era presentata negli uffici comunali a fine ottobre scorso per riferire le proprie fragilità, era seguita dai Servizi sociali.
Era stato attivato il percorso di presa in carico in considerazione dello stato di gravidanza di Alejandra e delle richieste della coppia, fa sapere il Comune. Dopo un’iniziale rifiuto, lei aveva accettato l’alloggio in una struttura ricettiva B&b; aveva pernottato in quella e altre strutture fino al 5 dicembre quando era stata accolta dal Centro Accoglienza Vita di Ascoli nel Villaggio Santa Marta, come alloggio gratuito, rinnovato lo scorso 10 febbraio, e in costante contatto con i servizi.
Il compagno e padre del bimbo in arrivo, attualmente disoccupato, aveva dichiarato che avrebbe trovato una sistemazione in autonomia. Alejandra riferì che che l’uomo era ospite a casa di un amico comune; circostanza, secondo il Comune, riscontrata più volte dai servizi sociali.
Nonostante questo quadro, apparentemente rassicurante, quella notte la coppia aveva poi dormito nella tenda nel quartiere di Borgo Solestà dove ha poi trovato la morte.
La Procura di Ascoli Piceno ha aperto un fascicolo per accertare le cause dei decessi, tra cui quello del bimbo in grembo, e ha disposto l’autopsia. Solo l’accertamento medico legale potrà eventualmente confermare l’ipotesi di una morte causata dalle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate da una stufetta a legna. Intanto sui social si sono scatenati numerosi commenti che accusano le istituzioni di non aver assistito e seguito le vittime.
Attacchi a cui il Comune ha replicato, fornendo il dettaglio degli interventi dei servizi sociali in una vicenda, osserva l’amministrazione comunale, dal «tragico epilogo che ha colpito profondamente l’intera comunità».







