Le indagini sul giallo di Pietracatella procedono senza sosta. Nel pomeriggio di giovedì Laura Di Vita è tornata in Questura a Campobasso per essere ascoltata dagli agenti della Squadra Mobile: un confronto durato oltre quattro ore, il secondo interrogatorio nell’arco di una settimana. Di Vita è cugina di Gianni, marito di Antonella e padre di Sara, le due donne decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorsi per un presunto avvelenamento da ricina. Quarantenne, laureata e docente di sostegno, non è solo una congiunta ma una presenza centrale nella quotidianità del nucleo familiare colpito dalla tragedia. Vive a Pietracatella, in una palazzina di via del Risorgimento, proprio di fronte all’abitazione dei Di Vita, posta sotto sequestro subito dopo i decessi. È stata lei ad accogliere in casa propria Gianni e la primogenita, la diciannovenne Alice, che da settimane vivono con lei a seguito dell’apposizione dei sigilli. Ascoltata come persona informata sui fatti in un procedimento che, allo stato, non vede alcun iscritto nel registro degli indagati, Di Vita ha l’obbligo giuridico di riferire ogni elemento utile senza omissioni. Gli investigatori cercano riscontri o eventuali discrepanze rispetto a quanto dichiarato venerdì scorso, quando la donna era stata convocata a sorpresa dopo le lunghe deposizioni di Gianni e della figlia Alice. Resta centrale la cena del 23 dicembre. Secondo le testimonianze, in casa quella sera erano presenti soltanto Gianni, Antonella e la piccola Sara, mentre la maggiore era uscita. Il menù, ora passato al setaccio, comprendeva cozze avanzate da un pasto aziendale del giorno precedente, insaccati e insalata giardiniera. L’avvocato della famiglia ha precisato che anche Gianni avrebbe accusato un malessere il 26 dicembre, ma il dubbio su “chi abbia mangiato cosa” rimane il nodo cruciale da sciogliere.








