Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per quanto sta emergendo in relazione all’accesso ai centri estivi da parte di bambini e ragazzi con disabilità. Le testimonianze e le segnalazioni diffuse in questi giorni restituiscono un quadro che non può essere considerato un semplice problema organizzativo o amministrativo, ma che investe direttamente la sfera dei diritti fondamentali e dell’effettiva uguaglianza delle opportunità.
Sempre più famiglie denunciano difficoltà che assumono forme differenti ma producono conseguenze identiche: richieste economiche aggiuntive per garantire la presenza di educatori o assistenti dedicati, riduzioni dell’orario di permanenza, frequenze limitate o posticipate rispetto agli altri bambini, fino a drastici ridimensionamenti delle ore di assistenza. Emblematico il caso recentemente segnalato di un ragazzo con disabilità grave per il quale il servizio di supporto educativo estivo è stato ridotto da 150 a 55 ore complessive nell’arco di tre settimane e mezzo, con una contrazione che rende di fatto estremamente difficile la piena partecipazione alle attività educative e sociali previste. Tali situazioni sembrano inserirsi in una realtà più ampia che coinvolge migliaia di famiglie italiane. I dati più recenti mostrano infatti un costante aumento del numero degli studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane, segnale di una realtà che richiede una programmazione sempre più strutturata e lungimirante.
Il problema assume una portata ancora più delicata se si considera che l’esclusione non avviene necessariamente attraverso divieti espliciti. Esistono infatti forme di discriminazione indiretta molto più difficili da individuare ma altrettanto penalizzanti. Si tratta di ostacoli apparentemente neutri che finiscono per limitare concretamente l’accesso alle opportunità educative: condizioni economiche aggiuntive poste alle famiglie, disponibilità di servizi ridotte, tempi di accesso differenti rispetto agli altri minori. In questo modo il diritto all’inclusione rischia di diventare un diritto variabile, dipendente dal territorio di residenza, dalle disponibilità economiche degli enti locali o dalla capacità delle famiglie di sostenere costi anticipati.
La scuola interrompe la propria attività didattica durante il periodo estivo, ma non cessano i diritti costituzionalmente garantiti alla partecipazione, alla crescita personale, alla socializzazione e all’inclusione. Considerare l’estate come una parentesi nella quale tali garanzie possano essere ridimensionate significa introdurre una distinzione pericolosa tra tempi “forti” e tempi “deboli” della cittadinanza, come se alcuni periodi della vita di un minore fossero meno meritevoli di tutela rispetto ad altri.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario superare definitivamente la logica degli interventi frammentari e delle risposte emergenziali che si limitano a compensare le criticità una volta che esse si sono manifestate. Occorre invece immaginare un modello nuovo che trasformi l’inclusione da misura correttiva a principio strutturale dell’organizzazione educativa.
Per questa ragione proponiamo l’istituzione di un Patto Educativo di Continuità Inclusiva, uno strumento nazionale capace di garantire continuità effettiva tra il percorso scolastico e quello estivo, evitando che competenze, relazioni educative e processi di autonomia costruiti durante l’anno vengano interrotti o azzerati. L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di aumentare risorse o ore di assistenza, ma di costruire una rete stabile di accompagnamento che mantenga coerenza educativa e relazionale nei diversi momenti della crescita.
Una simile prospettiva potrebbe inoltre rappresentare un modello innovativo anche per altre categorie di minori che vivono situazioni di fragilità spesso meno visibili: bambini esposti a povertà educativa, minori inseriti in comunità di accoglienza, figli di famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale o ragazzi che vivono forme di disagio psicologico emergente. L’inclusione non dovrebbe essere interpretata come una risposta straordinaria riservata alle emergenze, ma come una condizione ordinaria della cittadinanza.
Una società autenticamente democratica non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalla capacità di garantire gli stessi diritti nei momenti più fragili dell’esistenza. L’estate, che per molti bambini rappresenta il tempo della libertà, della scoperta e della crescita, non può trasformarsi per altri nel tempo dell’attesa, della rinuncia o dell’esclusione.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU








