Per il «Riesame» deve rimanere agli arresti domiciliari. E lui, l'ex parlamentare regionale di Forza Italia, Michele Mancuso, si è rivolto alla Suprema corte, dopo che il tribunale di Caltanissetta ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare a cui si trova sottoposto da metà febbraio scorso. Provvedimento scattato sull'onda del suo coinvolgimento nell'inchiesta su spettacoli e mazzette. Dossier che, dopo la riqualificazione dell'originaria contestazione, lo vede indagato per corruzione per l'esercizio della funzione. Intanto gli stessi «ermellini» non ha accolto il ricorso avanzato dalla procura nissena contro il pronunciamento del tribunale del riesame che, nei mesi scorsi, ha annullato per cinque dei sei indagati il decreto di sequestro preventivo disposto dal gip, per un totale di oltre 69mila euro. Più in dettaglio, per quanto riguarda la posizione di Mancuso (assistito dall'avvocato Alberto Fiore), 12 mila euro che sarebbero stati – per l'accusa – la mazzetta incassata, in tre tranche, per la concessione di un contributo di 98 mila euro in favore dell'associazione Genteemergente per organizzare spettacoli musicali nella provincia di Caltanissetta. Fondi che, per intercessione dello stesso ex parlamentare dell'Ars, sarebbero stati concessi dalla Regione attingendo alla voce “contributi straordinari”. Questa, almeno, è la tesi degli inquirenti. Gli altri sequestri di beni avevano interessato l'ex sindaco di Sommatino, Lorenzo Tricoli per 24 mila euro, il nipote, Ernesto Trapanese, per 9.650 euro, il cognato di quest'ultimo, Carlo Rizioli per 15.346 euro e, infine, 8.500 euro ad Eugenio Bonaffini (assistiti dagli avvocati Michele Ambra, Giovanni Di Giovanni, Teresa Cocca, Antonino Falzone e Mario Lupica). Tutto poi restituito dal «Riesame».






