Avrebbe atteso fuori dai locali mentre lei era all’interno, fermo a osservarla dalla vetrata. In altre occasioni si sarebbe nascosto nei pressi del condominio, accovacciato tra le auto o vicino ai muri, controllando ogni suo movimento. È il quadro che emergerebbe dalla sentenza del Gup del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, che ha condannato in primo grado un uomo di 32 anni per atti persecutori nei confronti dell’ex moglie . Secondo quanto ricostruito negli atti, la donna, che è stata assistita legalmente dall'avvocato Rosario Didato, avrebbe iniziato a vivere in un clima di crescente paura a partire dalla primavera del 2025, quando avrebbe notato più volte la presenza dell’ex marito sotto casa o lungo i suoi spostamenti quotidiani. Una presenza che, con il passare del tempo, si sarebbe fatta sempre più insistente. Tra gli episodi più significativi vi sarebbe quello avvenuto davanti a un locale del centro: mentre la donna si trovava all’interno con un’amica, l’uomo sarebbe rimasto fuori a fissarla attraverso la vetrata, per poi allontanarsi e ricomparire poco dopo nei pressi dell’ingresso. In un’altra circostanza, alcuni testimoni lo avrebbero notato nascosto vicino al condominio della vittima, in posizione accovacciata, come se volesse evitare di essere visto. In altri episodi ancora, si sarebbe avvicinato alla sua auto o avrebbe stazionato nei pressi dell’abitazione, osservando i movimenti della donna. A supporto della ricostruzione, oltre al racconto della persona offesa, vi sarebbero anche testimonianze e riscontri esterni. In più occasioni, infatti, la presenza dell’uomo sarebbe stata segnalata o verificata, rafforzando il quadro accusatorio. Alla componente fisica si aggiungerebbero anche i contatti: messaggi e tentativi di comunicazione che il giudice avrebbe ritenuto parte di una condotta persecutoria continuativa, caratterizzata da controllo e intrusività. Il Gup avrebbe ritenuto il racconto della donna coerente e attendibile, evidenziando come tali comportamenti avrebbero inciso in maniera significativa sulla vita quotidiana della vittima, costringendola a modificare le proprie abitudini e a vivere in uno stato di ansia. Per l’imputato è arrivata una condanna a due anni di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da quantificare in separata sede.




